IRAQ. DAESH riprende le posizioni lasciate dai peshmerga

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Il Comando Generale delle forze Peshmerga ha rilasciato un comunicato ufficiale in cui sostiene che con l’offensiva a Kirkuk e zone limitrofe il governo di Abadi e le milizie sciite sostenute dall’Iran hanno ufficialmente dichiarato guerra al Kurdistan. Nel comunicato, inoltre, viene riconosciuto il PUK colpevole di tradimento essendosi accordato per arrendersi senza combattere con le guardie rivoluzionarie iraniane e con le forze irachene. Il comunicato si chiude con la promessa dei Peshmerga di continuare a combattere per il popolo curdo e di far pagare al governo di Abadi il prezzo dei propri crimini.

Il Presidente della Regione del Kurdistan, nonché promotore del referendum per il Kurdistan, Barzani, negli ultimi giorni è stato in silenzio, fatta eccezione per l’invito, fatto da Erbil, ad evitare di sfociare in una guerra civile.

Il PUK si è accordato, infatti, con la polizia federale ed ha abbandonato tutte le sue posizioni nel distretto di Diyala tra cui le città di Jalawla e Qara Tabah, nonché Khanaqin sul confine iracheno-iraniano. Rimanendo sui confini, i valichi di frontiera tra Iraq e Siria sono stati ceduti dai Peshmerga alle forze irachene. In questo modo l’esercito ha chiuso tutte le vie ai PKK desiderosi di combattere in Iraq al fianco dei curdi iracheni. Il PUK si sarebbe inoltre accordato per cedere nei prossimi giorni anche il controllo dell’aeroporto della città curda Sulaimaniyah.

Secondo le ultime notizie, i Peshmerga avrebbero inoltre abbandonato la grande Diga di Mosul, poi presa dalle forze irachene, e in cui sono avvenuti conflitti a fuoco.

La strategia dei Peshmerga sarebbe rifugiarsi nella No Flight Zone nel nord Iraq istituita con la risoluzione 688 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel 1991 per difendere meglio il cuore della regione curda. Questo significherebbe però ritirarsi sia da Erbil, dove al momento si trova la leadership curda che da Sulayymaniyah dove sono stati trasportati i ventidue corpi dei soldati Peshmerga caduti negli scontri a Kirkuk (nella foto un soldato iracheno che, a Kirkuk, calpesta le bandiere Usa e tedesca assieme a quella del Kurdistan).

Entrambe le città sono di grande importanza per i curdi tanto da rappresentare il prossimo obbiettivo dichiarato delle forze irachene e sciite. In particolare, l’ex primo ministro iracheno Maliki ha affermato che l’esercito iracheno entrerà ad Erbil in 48 per cacciare i leader curdi.

Il piano delle forze governative, però, non aveva previsto l’entrata in scena di un attore pronto a sfruttare il caos a suo vantaggio: Daesh che, con una grande offensiva, ha preso il posto delle forze Peshmerga, fuggite in precedenza.

Così sono stati conquistati in poche ore quattro villaggi tra cui al Mehlah e Tuileh nonché per breve tempo dell’impianto petrolifero di Bai Hassam dal quale Daesh avrebbe recuperato munizioni e armi lasciate dai Peshmerga. Le forze di Daesh si sarebbero messe letteralmente di traverso tra Erbil e i Peshmerga da una parte e forze governative e sciite dall’altra bloccando, secondo fonti curde, la strada tra Kirkuk e Erbil.

Redazione

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