Iraq: serve un nuovo sistema bancario

56

IRAQ – Baghdad. 26/07/13. A quanto pere i flussi economico finanziari dell’Iraq sono fiuti nel mirino delle grandi banche statunitensi. Tra i nomi più famosi Citibank e Standard Chartered che vedono nell’Iraq un nuovo bacino di clienti pari a decine di milioni. Anche se attualmente sono solo in pochi ad avere i conti aperti in banca perché le carte di credito e i bancomat non sono accettati e non si possono prelevare soldi presso gli sportelli. Ma sono gli iracheni stessi che ora chiedono di avere un sistema bancario “migliore”.

Tra i nodi da sciogliere il fatto che le banche irachene sono controllate dal governo per non parlare del deterioramento politico e del problema della sicurezza. A parlare di banche in Iraq il direttore di Citi Bank Giordania che in una dichiarazione all’AFP ha dichiarato: «Guardiamo all’Iraq come il prossimo obiettivo, noi vediamo nell’Iraq, un futuro gigante dell’area». Tra i settori monitorati visti come redditizi e quindi appetibili per il settore delle banche vi sono quello dell’energia e quello del settore petrolifero. Ma la multinazionale del settore finanziario è orientata a servire nel tempo i servizi di banca commerciale. Secondo le analisi eseguite da City Bank, l’Iraq ha una popolazione di 50 milioni di persone per un’economia di circa due miliardi di dollari entro il 2050.
Quest’ultimo dato è di fatto 15 volte la capacità attuale dell’economia irachena e corrisponde più o meno alla dimensione dell’economia indiana.
Gli iracheni stanno spingendo per un moderno sistema bancario, visto che con il crescere delle entrate sono aumentate le esigenze di un “efficiente” servizio bancario. Per gli iracheni attualmente vi sono limitate opportunità di ottenere prestiti, assicurazioni, carte di credito, mutui e altri servizi.
Di fronte all’esigenza vi è però chi si ritira dal mercato, è il caso della banca HSBC che ha annunciato dopo il suo ritiro dalla Banca ‘Dar es Salaam’ locale, che detiene il 70% delle sue azioni. Un portavoce di «HSBC» ha dichiarato che «in questa fase, non siamo in grado di offrire maggiori dettagli sul processo di cambiamento e di tempistica».
Un diplomatico occidentale ha detto che «le condizioni non sono mature per intraprendere individuale bancario. E le aziende si lamentano spesso che le banche locali sono restie a concedere prestiti, o che pretendono assicurazioni costose e inaccettabili. Secondo le stime della Banca mondiale, il credito bancario iracheno ammontava a meno del 10% del PIL nel 2010. A titolo di confronto, tale cifra era di circa il 55% nel resto del Medio Oriente.
Dice Thamer Ghadbaan, capo dei consiglieri del primo ministro iracheno: «È necessario evitare l’accumulo di denaro contante all’interno delle banche di governo, ma l’utilizzo dei fondi per i prestiti continua ad essere ancora una parte del sistema del settore privato».