IRAQ. Baghdad non vuole diventare una seconda Siria 

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Un grande dibattito social nei giorni scorsi, è stata la posizione irachena al summit della Lega Araba a la Mecca. Di interesse è una dichiarazione del ministro degli Esteri Mohammad Ali Al-Hakim secondo cui: «La posizione dell’Iraq nella crisi tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica islamica dell’Iran è chiara, la situazione è calma e si mira alla prevenzione della guerra nella nostra regione». Anche le dichiarazioni alla nazione di Salih, presidente iracheno, sono state seguite molto: «Qualsiasi scontro nella nostra regione introdurrà minaccia alla sicurezza dell’Iraq, e da questo punto di vista, fuori dall’Iraq è nel nostro interesse, e la base del nostro impegno per la sicurezza della regione». Insomma l’Iraq non vuole essere una seconda Siria. In tal senso si è espresso Il leader delle milizie sciite, Abu Mahdi al-Muhandis che ha detto che non ci saranno attacchi in Iraq. 

Si è chiuso il summit della Lega Araba con una dichiarazione che non è piaciuta a Iraq, Siria, Iran e partito di Hezbollah libanese. L’Iraq ha respinto la dichiarazione finale del vertice di emergenza della Mecca, che ha condannato la “interferenza iraniana” negli affari dei paesi della regione. I politici iracheni colgono un atteggiamento di rappresaglia di Arabia Saudita verso Iraq dopo la sua riserva sul contenuto della dichiarazione del vertice arabo a La Mecca, accusandola di gestire il terrorismo nella regione. 

L’agenzia di stampa iraniana Isna ha riferito che l’Iraq ha accolto favorevolmente la proposta annunciata dal ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, «relativa alla firma del trattato di non aggressione con i paesi vicini, sottolineando che i funzionari iracheni hanno deciso di passare questa proposta sia per l’Arabia Saudita e Bahrain, a causa della mancanza di rapporti Diplomazia tra loro e l’Iran». 

Infine una notizia sul traffico e il guadagno dalla vendita di armi in Iraq: I trafficanti di armi e i commercianti di armi guadagnano 3 milioni di dollari al mese inclusa la vendita di armi al mercato nero interno iracheno. 

Redazione