IRAQ. A processo jihadisti francesi: rischiano la pena di morte

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I jihadisti francesi catturati dalle forze sostenute dagli Stati Uniti in Siria rischiano di essere condannati a morte. I tribunali iracheni processeranno 13 cittadini francesi catturati mentre combattevano per Isis in Siria. Lo hanno reso noto le autorità di Baghdad, riprese da Afp. I militanti, che sono stati consegnati alla giustizia irachena dopo essere stati catturati dalle forze curdo-siriane, «saranno giudicati secondo la legge irachena», ha detto il presidente iracheno Barham Saleh dopo i colloqui a Parigi con il presidente francese Emmanuel Macron.

«Stiano cercando coloro che hanno commesso crimini contro l’Iraq e le installazioni e il personale iracheno, per tenere il loro processo nei tribunali iracheni», ha detto Saleh.

Fonti governative irachene a Baghdad, riporta Afp, avevano confermato il 25 febbraio che 14 combattenti francesi erano stati portati in Iraq dalle forze sostenute dagli Stati Uniti che cercavano di snidare i jihadisti di Isis dalla loro ultima roccaforte in Siria.

I paesi occidentali sono sotto crescente pressione perché si riprendano i cittadini catturati mentre le forze democratiche siriane guidate dai curdi siriani si avvicinano all’ultima tasca dei combattenti del Califfato in Siria. Ora che l’amministrazione Trump ha deciso di ritirare le truppe statunitensi dal paese, temono che i combattenti possano fuggire dalle prigioni curde e riprendere i combattimenti – o tornare a casa con piani per lanciare attacchi.

La Francia sostiene da tempo che tutti i suoi cittadini catturati in Siria o in Iraq dovrebbero essere processati localmente, una posizione che, secondo i critici, potrebbe esporli ad una condanna a morte, vietata in Francia. I tribunali iracheni hanno già condannato duramente centinaia di stranieri detenuti sul suo territorio, spesso dopo processi rapidissimi.

Macron ha ribadito la posizione della Francia il 25 febbraio, affermando che «spetta alle autorità di questi paesi decidere, in modo sovrano, se saranno giudicati lì (…) Queste persone hanno il diritto di beneficiare della nostra protezione consolare e il nostro servizio diplomatico sarà mobilitato», ha poi aggiunto.

Maddalena Ingroia