IRAQ. A Mosul ISIS la fa da padrone

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Prosegue l’offensiva cyber dello Stato Islamico. Un post ci fornisce il dato aggiornato ad oggi dei profili social hackerati dalle cyber unit ISIS: oltre 211. Accanto a fare la conta delle “vittime vengono lanciate e fatte rimbalzare nell’alveare le minacce alla sfera social non ISIS, con post come: “Vi demoliremo i profili” recanti l’effige di Al Adnani nel cui nome e seguendo le cui direttive vengono compiuti gli attacchi.
A livello politico, molto commentata e criticata la svolta costituzionale della Turchia a favore di Recep Tayyip Erdogan. L’ascesa di un politico “califfo” turco è più che mai percepita come una minaccia o un ostacolo posto dal ”tiranno” che ora siede ad Ankara. Solo lo Stato Islamico si erge nella sua graniticità contro gli Americani, i Rafidi e gli Ebrei recita un post che esalta il Califfato sunnita di ISIS.
Nella controffensiva irachena a Mosul, ISIS la fa da padrone, potremmo dire. Gli uomini del Califfato compiono attacchi mirati in punti inaspettati, colpendo laddove il nemico si sente più sicuro. Così si fa la conta dei morti e si celebrano gli autori delle stragi. Infatti la sfera social ha mostrato gli istishhadi chiedendo preghiere per loro e ha fatto il conteggio delle vittime e dei danni portati al nemico dai “cavalieri del Califfato”. Il Califfato ISIS ha annunciato tramite le azioni militari e attraverso i social la sua pervasività all’interno delle aree “liberate” dove può muoversi a suo piacimento.
In Siria, nei giorni scorsi  diversi bus con 3mila persone in tutto sono partiti dalla zona di Fuah e Kefraya verso Aleppo. Questo è avvenuto in concomitanza con la partenza dell’ultimo autobus con combattenti ribelli e le loro famiglie da Zabadani e la zona montagnosa verso Idlib.
Un account social locale ha sottolineato come Madaya, Zabadani e altri villaggi per un totale di 50km2 sono liberi dai ribelli secondo il governo siriano. Un’altro account locale ha riferito che in realtà non tutti gli abitanti della zona si sono trasferiti con i ribelli islamici. In effetti, una buona parte della popolazione avrebbe deciso di rimanere sulle proprie terre riconciliandosi con il governo di Assad. Il genio dell’esercito siriano ha fatto saltare i tunnel tra Madaya, Baqin e Zabadani usati dai ribelli per sfuggire agli attacchi aerei.
Lo svuotamento della diga di Rastan da parte del governo siriano avrà come conseguenza di ridurre le risorse idriche e l’acqua per irrigare: la strategia della fame.
In Egitto ISIS ha rivendicato l’attacco al monastero di Santa Caterina. L’attacco di Daesh al monastero di Santa Caterina nel sud del Sinai ha preso di mira un checkpoint a 800m dalla struttura. La struttura sacra sarebbe stata attaccata dalle colline attorno. Dopo l’attentato, il governo ha decretato il coprifuoco in tutto il Sinai.
L’attacco ha causato la morte di un ufficiale e ha fatto quattro feriti. Si tratta di una vendetta dichiarata contro USA e al Sisi e gli israeliani che attaccano le roccaforti del Califfato in Sinai. ISIS così porta la guerra nella parte sud della penisola «è arrivato il tempo di dare alle fiamme il sud del Sinai (…) Qualche mese fa il sito Debka aveva detto che gli aerei USA avevano sparato a posizioni ISIS a Java al Halal nel centro del Sinai con missili, i soldati del Califfato rispondono agli ebrei e a quel cane di Sisi e a Trump con un attentato alla sicurezza alla chiesa di Santa Caterina nel sud del Sinai», ecco quindi da cosa è scaturita la rappresaglia.
Redazione
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