IRAQ. A Bassora va tutto bene e le proteste non esistono…

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Le dichiarazioni di Qassem Nazzal, il comandante delle operazioni di Bassora (foto piccola), in cui minacciava di punire i giornalisti che coprivano le proteste, hanno suscitato un’ondata di obiezioni e critiche da parte di attivisti e funzionari della sicurezza irachena. Il ministero della Difesa iracheno ha deciso il 4 luglio di chiudere gli account social media di tutte le unità delle forze armate irachene.

Subito dopo la Security Media Cell irachena ha detto in una dichiarazione che rispetta i giornalisti e le istituzioni per cui lavorano secondo i poteri legali e costituzionali. Ha anche raccomandato a tutti i leader militari di astenersi da dichiarazioni affrettate. La Cellula ha chiesto ai giornalisti di coordinarsi esclusivamente con essa nella loro copertura mediatica per essere l’unica fonte autorizzata.

Nazzal aveva detto nei comunicati stampa usciti il 3 luglio che non ci sono proteste spontanee e che ogni forma di protesta avrebbe dovuto prima ottenere le autorizzazioni di sicurezza dal governatore di Bassora. Ha aggiunto, poi, che qualsiasi giornalista sorpreso in una protesta non autorizzata sarebbe stato arrestato.

La città di Bassora ha assistito ad un’ondata di proteste nemesi scorsi per chiedere servizi migliori, criticare la corruzione e chiedere migliori opportunità di lavoro. La Federazione dei giornalisti iracheni, l’Osservatorio delle libertà giornalistiche e la Press Freedom Advocacy Association in Iraq hanno respinto le dichiarazioni di Nazzal.

Il governatore di Bassora Asaad al-Eidani si è scusato con tutti i giornalisti. Durante l’ultimo incontro con loro avvenuto proprio il 4 luglio, ha detto che le dichiarazioni di Nazzal hanno un’impronta militare e non intendono offendere i media. Eidani ha invitato tutti a tralasciare queste dichiarazioni non considerandole; la sfera social ha stigmatizzato pesantemente le parole di Nazzal.

L’Alto Commissario iracheno per i diritti umani Ali al-Bayati ha detto che nessun partito ha il diritto di impedire o isolare i media, o privarli della copertura delle proteste, perché l’Iraq è un paese democratico che garantisce la libertà di parola, di riunione e dei media.

Luigi Medici