L’Iran rompe schemi precostituiti

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IRAN – Teheran 01/10/2013. Un interessante sondaggio della CNN condotto dal 27 al 29 settembre ha evidenziato che il 76% degli intervistati si è dichiarata a favore della riapertura dei negoziati con l’Iran, soprattutto per quanto riguarda il programma sul nucleare. Il Presidente Rouhani insiste sul fatto che l’utilizzo del nucleare è a scopi puramente pacifici e che l’arricchimento dell’uranio è suo diritto ai sensi del diritto internazionale.

Il nuovo sondaggio è stato reso noto il giorno in cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu era in visita alla Casa Bianca per incontri con il presidente Barack Obama.

Alcuni senatori hanno già espresso numerose perplessità anche riguardo alla possibilità di alleviare l’embargo al paese degli ayatollah, ciò nonostante il Presidente americano sembra muoversi a ritmo sostenuto, anche dopo il colloquio telefonico tenutosi, con Hassan Rouhani, mentre questi era a New York per partecipare alla 68a dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite; la prima volta che i leder dei due paesi si confrontano dal quel  lontano 1978 quando l’allora presidente Jimmy Carter ebbe l’ultimo colloquio con lo Scià di Persia.

Anche il Segretario di Stato John Kerry, che ha incontrato il Ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif la scorsa settimana, ha detto che è fondata la possibilità di una soluzione sulla questione del nucleare perché se si tratta di un programma di pace questo deve essere alimentato, «il rapporto con l’Iran può cambiare drasticamente in meglio e lo si può cambiare in fretta» ha commentato il Segretario di Stato.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è, al contrario, detto fortemente preoccupato per la distensione tra Iran e  Stati Uniti. La delegazione di Israele ha tentato di boicottare il discorso del nuovo presidente iraniano accusando ancora una volta Teheran di “possedere armi nucleari”. L’intenzione di Gerusalemme è certo quella di convincere l’Amministrazione Obama a mantenere  severe sanzioni economiche contro l’Iran. Difficile certo credere che l’alleato americano di sempre venga lasciato solo, altrettanto certo però che questo colpo di coda del nuovo presidente Rouhani rompa schemi precostituiti, fatto che non può passare inosservato, dopo lunghi anni di chiusura da parte di un regime, rappresentato spesso dai media come un paese pronto a lanciare offensive nucleari. 

Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha, comunque, fatto alcune precisazioni politiche sulla situazione mediorientale e sul nucleare iraniano, nei confronti di Israele in una intervista andata in onda alla vigilia dell’intervento del premier israeliano all’Onu e nel suo intervento all’Assemblea generale. 

Zarif ha parlato del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, descrivendolo come la figura politica più isolata alle Nazioni Unite. Inoltre dopo aver ricordato che non si dovrebbero più effettuare aggressioni ad interi popoli, come avvenuto negli ultimi 60 anni alla nazione palestinese;  «Israele non potrà più ricattare la comunità internazionale nel nome del disarmo e dei diritti umani e la comunità internazionale non dovrebbe permettere a Netanyahu di continuare con le false accuse sul programma nucleare iraniano alle Nazioni Unite», ha detto il rappresentate della diplomazia iraniana al palazzo di Vetro sottolineando che Israele non dovrebbe continuare a insultare l’intelligenza dell’opinione pubblica mondiale: «Sono 22 anni che il regime israeliano va dicendo che nei  6 mesi successivi l’Iran avrebbe prodotto una bomba atomica, ma l’Iran non permetterà a regimi guerrafondai di utilizzare accuse inventate per perseguire i loro obiettivi politici e militari nel mondo».

Lakhdar Brahimi, diplomatico algerino e nuovo Inviato Speciale di Onu e Lega Araba per la crisi in Siria ha affermato, in un’intervista ad al-Arabiya, che la presenza iraniana alla prossima Conferenza di Ginevra 2 non solo è auspicabile ma è convinto che sarebbe di grande beneficio. Brahimi ha inoltre osservato che tra gli invitati ci saranno anche il segretario generale della Lega Araba Nabil al-Arabi, i rappresentanti di Arabia Saudita, Qatar, Egitto e di altri paesi arabi. Per quanto riguarda la Siria ha sostenuto che dovrebbero partecipare anche il governo siriano e l’opposizione senza fissare condizioni preliminari. Le posizioni di Brahimi vanno a consolidare anche le posizioni di Mosca che in tal senso si era già espressa nei mesi scorsi riguardo alla presenza dell’Iran alla Conferenza: «È una questione di principio, perché la composizione della Conferenza dovrebbe essere equilibrata», aveva dichiarato il viceministro degli esteri russo Mikhail Bogdanov. Mentre il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov a maggio 2013 aveva  sottolineato che: «La questione dell’Iran è fondamentale per noi. L’Iran, senza dubbio, è una delle nazioni più importanti».