Teheran difende il suo ruolo di potenza regionale

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ITALIA – Roma 26/08/2015. «La Repubblica islamica non permetterà agli Stati Uniti di fare incursioni nel paese»; l’avvertimento è arrivato direttamente dal leader della rivoluzione islamica in Iran, l’ayatollah Imam Sayyed Ali Khamenei, guida suprema iraniana e rappresentante del clero sciita.

Khamenei, è infatti intervenuto all’VIII Summit di Tehran organizzato dall’Assemblea della televisione e della radio iraniana; si è trattata di una tre giorni dedicata quest’anno alle prossime sfide del paese: il terrorismo internazionale e quello takfirista, quest’ultimo considerato la minaccia più pericolosa interna al mondo musulmano.
Ad introdurre il meeting, che ha visto la partecipazione del ministro dell’informazione Omran al-Zoubi, dei vertici della televisione e della radio iraniana (Irtv), ma anche di altre figure internazionali della politica e dell’informazione, soprattutto mediorientale, è stato il segretario generale di Irtv, Ali Karimian, nel corso di una conferenza stampa registrata il 17 agosto.

Nel suo intervento, poi, il leader islamico ha fatto riferimento ad alcuni tentativi di intrusione da parte della diplomazia Usa, cavilli che sarebbero inseriti all’interno dello storico accordo sul nucleare iraniano. L’accusa contro l’amministrazione Obama ha raggiunto livelli più alti quando Khamenei (nella foto) ha invocato l’aiuto dell’Onnipotente contro il progetto americano di disintegrazione della Siria e dell’Iraq.
A margine del suo intervento ha voluto ricordare, sottolineandolo, il sostegno e il ruolo dell’Iran nel corso degli anni al mantenimento degli equilibri regionali, oltre che alla resistenza palestinese, definito dallo stesso come «uno dei capitoli più brillanti della storia islamica».

Lo stesso Ali Akbar Velayati, consigliere di Khamenei, si è espresso con toni che riportano indietro di mesi il dialogo politico, fuori dalle celebrazioni euforiche del mondo occidentale in generale. Ed e’ proprio a loro, ai paesi alleati della politica estera statunitense che si è rivolto il funzionario iraniano, quando ha dichiarato che oltre 80 paesi al mondo partecipano alla cospirazione contro la Siria, facilitando tra le altre cose l’apertura dei confini siriani, così da permettere le infiltrazioni dei mercenari terroristi «come quella della BlackWater statunitense, che ieri terrorizzavano la gente in Afghanistan e oggi hanno creato gruppi ancora più grandi per finire il lavoro nella regione».

Infine, sempre durante le attività della riunione hanno avuto luogo due eventi degni di nota. L’istituzione del Global Media Union Award, un premio da assegnare alla persona che ha rappresentato meglio i problemi dell’uomo e della società attraverso l’eleganza delle sue opere artistiche, e poi la presentazione di una nuova agenzia fotografica di informazioni, la “Halal Media”, un vero e proprio marchio che si occuperà anche di produzione cinematografica e televisiva. Il progetto, che si rivolge ai più giovani, ha come obiettivo proprio quello di intercettare le nuove abitudini comunicative. Magari suggerendo loro dei validi indirizzi.