IRAN. Pechino sta puntando i piedi su Arak

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Pechino avrebbe rallentato i lavori sulla riprogettazione del reattore iraniano ad acqua pesante di Arak. Ali Akbar Salehi, il capo dell’Atomic Energy Organisation of Iran, Aeoi, ha detto che i cinesi stavano «riducendo la velocità della cooperazione nonostante il loro impegno» per Arak.

Salehi ha detto all’Islamic Republic News Agency, Irna, che la Cina teme possibili sanzioni degli Stati Uniti sulle sue imprese legate al nucleare se continuasse la sua cooperazione con il suo paese.

Il vertice dell’Aeoi ha anche esortato la Cina a impegnarsi nuovamente nel progetto, ma ha insistito sul fatto che l’Iran ha “scelte alternative” se Pechino continuasse a rallentare i lavori. Il progetto fa parte dell’accordo sul nucleare del 2015 tra l’Iran e i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU, Gran Bretagna, Cina, Francia, Russia e Stati Uniti, più la Germania e l’Ue, in base al quale la Repubblica islamica avrebbe ridotto le proprie attività nucleari in cambio di sanzioni ridotte. 

Donald Trump nel 2017 si è ritirato dall’accordo, sostenendo che si trattava di un “terribile accordo” che non ha fatto nulla per frenare la minaccia nucleare dell’Iran, imponendo nuove sanzioni, ma il reattore di Arak, tuttavia, è rimasto esente da sanzioni.

Ma la crescente rivalità tra Stati Uniti e Cina ha anche aumentato la pressione su Pechino per quanto riguarda il suo impegno con l’Iran. Il caso Huawei con l’arresto in Canada di Sabrina Meng Wanzhou e la possibile estradizione negli Stati Uniti con l’accusa di frode relativa a presunte violazioni delle sanzioni di Washington sull’Iran ha alimentato l’imbarazzo. 

L’Aeoi in più di un’occasione ha accusato la Cina di ritardare i lavori sul progetto: «La riprogettazione del reattore di Arak con la Cina dovrebbe procedere più velocemente (…) Iran e Cina avrebbero dovuto cooperare per installare le apparecchiature nel processo di riprogettazione», cosa non ancora avvenuta.

Pechino potrebbe essere «preoccupata per le possibili sanzioni alle aziende cinesi legate al nucleare se continua a cooperare con l’Iran», riporta Scmp.

Luigi Medici