Scilla Teheran e Cariddi Pyongyang

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ITALIA – Roma 07/08/2014. Dalla fine della Guerra Fredda, e in particolare dopo gli eventi dell’11 settembre, il partenariato tra la Corea del Nord e la Repubblica islamica dell’Iran è stato studiato per la sua particolare essenza: una minaccia grave alla sicurezza globale. Ma il rapporto tra i due attori geopolitici non è così semplice come può suggerire una prima lettura

Se gli studi militari sono stati ampi e dettagliati, molto meno sono starti però gli studi “diplomatici” dei rapporti tra Tehran e Pyongyang, avverte nknews.org. Gli studi sulla partnership iraniano-nordcoreana, infatti, si sono concentrati quasi esclusivamente su questioni di collaborazione militare, come l’assistenza tecnologica della Corea del Nord al programma missilistico iraniano, i rischi di cooperazione nucleare, le spedizioni di armi convenzionali di Pyongyang alle forze armate iraniane e l’assistenza congiunta dei due Stati a Hezbollah. Al contrario, gli aspetti non militari delle relazioni Iran-Corea del Nord, comprese le questioni diplomatiche ed economiche, sono rimaste più o meno trascurate. Questo sbilanciamento, avverte il giornale, questa messa a fuoco selettiva sulla cooperazione militare ha deviato una corretta analisi delle relazioni di Pyongyang con Teheran lumeggiandole come “armoniose”, senza alcun riferimento a possibili disaccordi. Secondo questo modello interpretativo, i due Stati condividono un acceso anti-americanismo una sorta di comune militanza ideologica che ha creato la base per una cooperazione stabile e a lungo termine. L’Asse del Male era strato creato. L’immagine di una ideologia basata su partenariato stabile, armonioso iraniano-nordocoreano di fatto ricalca lo stereotipo usato nel descrivere le relazioni di Pyongyang con l’Urss sovietico, la Cina e altri stati comunisti. Con la declassifica di una serie di documenti segreti dopo l’implosione dell’Urss e lo scioglimento del Patto di Varsavia, nei primi decenni della guerra fredda, è diventato chiaro che dietro la facciata della “fratellanza internazionalista”, la Corea del Nord e i suoi alleati comunisti sono stati spesso ai ferri corti, sopratutto per la rigidità politica ed ideologica del leader nordcoreano Kim il Sung e per la sua scarsa affidabilità. A giudicare, infatti, dai rapporti declassificati dei diplomatici ungheresi, ad esempio, interessi nazionali divergenti e differenti priorità geopolitiche spesso hanno fatto ignorare il principio di solidarietà ideologica antistatunitense nelle relazioni tra Iran e Corea del Nord. A ben vedere si può riscontrare una certa diffidenza reciproca tra la fazione “moderata” di Teheran e la dura leadership nordcoreana. A giudicare dalle reazioni della Kcna, l’accordo ad interim sul nucleare iraniano del 24 novembre 2013 e il suo impatto positivo sulle relazioni tra Iran e Corea del Sud sono stare accolte ognuna certa freddezza da Pyongyang. Nel novembre 2013, durante i colloqui sul nucleare a Ginevra, la Kcna è riuscita a non fare alcun riferimento all’Iran. Il 12 dicembre, il Rodong Sinmun e la Kcna pubblicarono un articolo intitolato “Concedere, cedere al’Imperialismo porta alla morte”, che fustigava i paesi del Medio Oriente (Iraq e Libia nel particolare) che avevano soddisfatto le richieste degli Stati Uniti per lo smantellamento della loro armi di distruzione di massa: «È un atto sciocco che crea un’illusione sugli imperialisti e fa sì che ci si aspetti una ricompensa da loro (…) Se un paese fa la scelta di scendere a compromessi con gli imperialisti, finirà per perdere la sovranità e poi andrà in rovina. È dimostrato da quello che è successo in Iraq (…) La leadership irachena ha accettato l’ispezione forzata delle sue installazioni militari, come richiesto dagli Stati Uniti alla fine, l’Iraq ha permesso anche l’ispezione del palazzo presidenziale (…) In questo modo, l’Iraq ha cercato di sfuggire all’invasione degli imperialisti statunitensi e mantenere il potere. Ma è stato un grave errore di calcolo. Più concessioni ha fatto l’Iraq fatte, più grandi richieste faceva Washington». La tempistica e il contenuto dell’articolo indicano che era diretto contro l’accordo nucleare iraniano, anche se non si faceva alcuna esplicita menzione all’Iran. A gennaio 2014, altro esempio, una delegazione parlamentare della Corea del Sud effettuò una visita senza precedenti in Iran. La Kcna riportava le notizie dall’Iran in maniera estremamente laconica. Il 6 febbraio, il Rodong Sinmun e la Kcna facevano tornare fuori l’esempio dell’Iraq: «Attraversi una serie di mosse oltraggiose degli imperialisti per l’aggressione e la pressione, alcuni paesi stanno cedendo e fanno compromessi con loro (…) La storia dimostra che se un paese fa un passo indietro di fronte alle minacce degli imperialisti, deve fare poi due passi indietro, poi dieci passi indietro e, infine, non sarà in grado di portare avanti la causa dell’indipendenza delle masse popolari (…) Non si dovrebbe nutrire nemmeno un briciolo di illusione sugli imperialisti, ma portare avanti una lotta senza compromessi contro di loro, senza fare la minima concessione. L”a laconicità della copertura mediatica della Kcna si registra anche in occasione della visita del vice ministro degli Esteri nordcoreano Ri Kil Song in Iran dal 20 febbraio al 1 marzo 2014. Il tono della Kcna era in netto contrasto con quello usato dalle agenzie di stampa iraniane. Ad esempio, l’Iran riprovata le parole del ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, in questa maniera: «L’Iran è fiducioso che il malinteso attuale nella penisola coreana sarà risolto attraverso mezzi pacifici e dialogo per aiutare a migliorare il tenore di vita delle persone e contribuire a ristabilire la tranquillità, la stabilità e la sicurezza della regione». Bastano questi brevi esempi per comprendere come una positiva conclusione dei negoziati P5+1 sul nucleare iraniano sarebbe probabilmente causa di ulteriori attriti nelle relazioni tra i due paesi.