IRAN. Le proteste iraniane viste dal Cairo

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Diverse città iraniane hanno assistito a manifestazioni violente in segno di protesta contro l’aumento dei prezzi del carburante dopo che il governo ha revocato i sussidi per il carburante e aumentato i prezzi del 50%, per alleviare il peso della crisi economica a Teheran. Ma come vedono i media egiziani queste proteste?

Amr al-Shobaki, un esperto egiziano presso il Centro di studi politici e strategici di Al-Ahram, afferma ad al-Masry al-Youm, che nell’ultimo periodo l’Iran ha immaginato di essere lontano dalle proteste della regione. Sulla scia di una rivolta popolare nel 2009 per protestare contro l’esito delle elezioni presidenziali, vinto da Mahmoud Ahmadinejad, e la perdita del candidato riformista Mir Hossein Mousavi, le cose sembravano tornare al silenzio nonostante le proteste dell’anno scorso.

Secondo Al-Shobaki ciò che è notevole è la reazione dei leader iraniani alle proteste che si svolgono in tutti i paesi del mondo, dalla Francia al Cile, e dal Libano all’Algeria, perché il leader rivoluzionario iraniano e il capo de facto del paese Ayatollah Khamenei, ha descritto chi sono dietro queste manifestazioni come nemici e oppositori della rivoluzione.

Inoltre, Al-Shobaki ha sottolineato che l’Iran ha visto con un solo occhio le manifestazioni nella regione, sostenendo le manifestazioni in accordo con la sua agenda politica quando ha annunciato la sua posizione con le proteste del Bahrein. Mentre quando scoppiarono le proteste a Teheran, o in Libano, dove il braccio dell’Iran è dominato da Hezbollah, o in Iraq, dove la dipendenza e l’influenza iraniana, diceva l’esatto contrario, li ha considerati sabotatori e cospiratori, e immaginava che l’Iran fosse lontano da quella fonte di proteste alla quale molti paesi della regione si abbeveravano.

L’Iran, secondo Al-Shobaki, ha affrontato le dimostrazioni del mondo arabo “a pezzi”, non nel loro senso globale, e secondo interesse di parte e lealtà regionale nei suoi confronti; una regione complessa in cui ad esempio, tutte le manifestazioni testimoniate in Egitto possono essere lette come un grande movimento popolare, mentre le manifestazioni di Iran, Libano e Iraq sono schiacciate, e la democrazia è uno slogan sollevato in base alla domanda e alle necessità.

Hani Sulaiman, esperto di affari iraniani, ha affermato che l’aumento dei prezzi del carburante non è la ragione principale dello scoppio delle manifestazioni in Iran, sottolineando che la recessione economica osservata nel paese, oltre all’elevata disoccupazione, ha portato al 50% delle persone al di sotto della soglia di povertà.

Sulaiman, in dichiarazioni al quotidiano Al-Watan, ha aggiunto che in queste condizioni economiche vi è un significativo aumento delle spese da parte dei leader, sottolineando che le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno aumentato la percentuale di spese militari del 28%, oltre alle spese in eccesso per sostenere gli Houthi nello Yemen, e cercare di massimizzare l’influenza In Iraq aumentando la spesa.

L’economista ha sottolineato che la leadership iraniana sta affrontando manifestazioni violente per reprimerle. Le dimostrazioni che si sono svolte nel 2005, 2009 e 2018 sono state tutte trattate con la forza, oltre all’utilizzo di diversi sistemi di sicurezza per gestire le proteste, tra cui “polizia antisommossa e Guardie rivoluzionarie”.

«È probabile che le dimostrazioni siano il risultato delle politiche statunitensi perseguite dall’amministrazione Donald Trump, che mira a realizzare un’esplosione interna che distruggerebbe il governo iraniano», ha detto Sulaiman, osservando che le dimostrazioni potrebbero vedere più violenza e morti.

Da parte sua, Hisham al-Baqli, esperto di affari iraniani, ha affermato che l’Iran sta assistendo a una svolta nella storia del periodo attuale, sottolineando che queste manifestazioni sono le prime proteste interne a Teheran a testimoniare tanta violenza.

«Oltre alle manifestazioni interne, c’è malcontento con l’Iran in molti altri paesi, comprese le manifestazioni contro l’intervento di Teheran in Iraq e in Libano, oltre ai tentativi di risolvere la crisi yemenita», ha continuato Al-Baqli.

L’esperto ha anche sottolineato che ci sono due possibili scenari nel prossimo periodo. Il primo è quello che il regime iraniano affronti la crescente escalation con la violenza e tutti i mezzi possibili, fino alle prossime elezioni presidenziali statunitensi e attendere il cambio del presidente americano Donald Trump, per sperare di veder alleggerite le sanzioni imposte. 

Mentre il secondo scenario consiste nell’annullamento delle decisioni che hanno provocato lo scoppio delle manifestazioni, sottolineando che questa opzione è improbabile perché la situazione economica in Iran è molto difficile e impossibile da rinviare, perché Teheran sta attraversando una grave crisi economica a causa proprio delle sanzioni statunitensi che le sono state imposte.

Marwa Mohammed
Corrispondente dal Cairo