IRAN. La guerra d’influenza in Medio Oriente la vince Teheran

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L’Iran sta vincendo la battaglia per l’influenza in Medio Oriente contro l’Arabia Saudita, secondo uno recente studio del londinese International Institute for Strategic Studies, IIss, Iran’s Networks of Influence in the Middle East. Pur avendo ripopolato arsenali di armi occidentali ed essendo l’Iran oggetto di sanzioni, Teheran è stata in grado di radicarsi con successo in tutta la regione in una posizione di vantaggio strategico.

Ha una grande influenza in Siria, Libano, Iraq e Yemen, riporta Bbc. La sua presenza non è solo diretta ma è di “area” a partire da Hezbollah in Libano, e agli Houthi in Yemen, molti sono i gruppi che fanno riferimento alla Repubblica islamica.

Lo studio fornisce dettagli senza precedenti sull’estensione e la portata delle operazioni iraniane nella regione: «La Repubblica islamica dell’Iran ha rovesciato a suo favore l’equilibrio della forza effettiva in Medio Oriente contrastando le forze convenzionali superiori con operazioni di influenza e l’uso di forze di terze parti».

L’ingrediente chiave è stata la Quds Force, l’ala delle operazioni esterne del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Sia la Quds Force che il suo leader, generale Qasem Soleimani, rispondono direttamente al Leader Supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamanei, bypassando le strutture militari convenzionali dell’Iran per diventare di fatto un’entità indipendente. Qasem Soleimani ha fondamentalmente condotto la politica estera iraniana nella regione attraverso alleanze sostenute dalla forza delle armi. 

Dal rovesciamento del regime di Saddam Hussein in Iraq nel 2003, guidato dagli Stati Uniti, la Quds Force ha intensificato le sue operazioni in tutto il Medio Oriente, fornendo formazione, finanziamenti e armi agli attori non statali alleati di Teheran. Ha inoltre sviluppato forme non convenzionali di guerra asimmetrica che hanno permesso all’Iran di controbilanciare la superiorità dei suoi nemici nelle armi convenzionali.

Lo scorso aprile, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha designato i Pasdaran, compresa la Quds Force, una “organizzazione terroristica straniera”, una prima volta assoluta per una struttura di uno stato estero. L’Iran ha reagito alla decisione di Trump designando l’esercito statunitense nella regione del Golfo come entità terroristica.

Il rapporto conclude che è improbabile che l’Iran cambi rotta mentre Trump rimane alla Casa Bianca e «continuerà a cogliere le opportunità di espandere la sua capacità di terze parti». Mentre Teheran ritiene che la stretta dalle sanzioni ripristinata l’anno scorso dal presidente Usa nel tentativo di costringerla a negoziare un nuovo accordo nucleare, la tentazione delle fazioni integraliste di sferrare un attacco non potrà che crescere.

Il fatto che l’Iran disponga di una rete di alleanze molto ampia e geograficamente dispersa, gli offre un ampio margine di manovra per condurre operazioni comunque negabili, se dovesse scegliere di farlo.

Si potrebbe trattare di attacchi missilistici e di droni, agguati alle forze militari statunitensi in Iraq, interruzione del traffico marittimo intorno allo Stretto di Hormuz, ad attacchi informatici che colpiscono Israele o gli Stati arabi del Golfo. Il punto nodale dello studio è questo: dopo 40 anni di reclutamento, finanziamento e armamento della sua rete di alleanze, l’Iran si trova ora in una posizione molto più forte di quanto sembri.

Dal punto di vista economico, l’Iran si trova in un posto terribile; ma la Quds Force ha costruito un sistema di alleanze che le permette di ottenere il massimo effetto a costi minimi.

Graziella Giangiulio