Internet a cipolla

72

Navigare in nome della privacy è ora possibile anche per gli internauti meno esperti.

Accedere ad Internet in maniera anonima è un diritto fondamentale in una società democratica e molti hactivisti ritengono di avere l’obbligo morale di proteggere gli utenti della Rete da “occhi troppo indiscreti”. Queste sono solo alcune delle premesse che hanno portato alla sviluppo del progetto Tor (The Onion Router), un sistema di comunicazione gratuito e anonimo, progettato dalla Electronic Frontier Foundation ed ora amministrato da un’associazione senza scopo di lucro, The Tor Project.

Il sistema è basato sull’onion routing, una stratificazione a cipolla delle connessioni, che permette il traffico anonimo, la riservatezza delle comunicazioni e una fornitura di servizi nascosti. Tor è un software libero e scaricarlo è semplice. Jacob Appelbaum, l’hacker più famoso di America nonché ricercatore indipendente di sicurezza informatica e gestore di Tor Project, spiega che «con cinquemila utenti al giorno, Tor è diventato una ingegnosa alternativa alla Rete sorvegliata da governi e pezzi grossi del Web che vanno a caccia di dati personali da rivendere alle aziende». Lo stesso Mark Zuckerberg, fondatore del colosso Facebook, ha chiesto all’hacker di collaborare con la sua società entrando a far parte della squadra. Le parole di rifiuto di Appelbaum sono state categoriche, ma rispettose del lavoro altrui: «È chiaro che aziende come Facebook e Google percorranno strade differenti, il loro scopo è quello di offrire una tracciabilità a 360° degli utenti, mettendosi a disposizione di governi ed aziende. Lo scopo di Tor è invece quello di proiettare l’utente verso un futuro tecnologico libero e democratico». Ecco perchè ,dalla Cina alla Siria, Appelbaum tiene seminari e workshop per insegnare agli attivisti politici l’uso di Tor: l’anonimato e la privacy sono le uniche armi di difesa che l’utente ha a sua disposizione per sfuggire ai sistemi di controllo e censura online utilizzati dai regimi. D’accordo con il lavoro di Appelbaum è Arturo Filastò, anche noto come Hellais. Poco più che ventenne, questo giovane programmatore informatico segue il progetto Tor per l’Italia. «Limitare lo sviluppo tecnologico è come limitare la società civile», con queste parole Filastò ha spiegato al mondo l’importanza di sistemi open source quali Globaleaks, che permette ai cittadini in possesso di informazioni riguardanti la propria azienda, ufficio o governo di condividerle online. Ma il risvolto della medaglia è visibile anche quando si parla di libertà d’espressione.

Piccole isole di criminalità si sviluppano ed organizzano dietro questi sistemi di comunicazione. Navigare nella Rete è un viaggio semplice, di solito la destinazione e le tappe intermedie sono già chiare a chi si appresta ad affrontare il viaggio, ma quando si parla di web invisibile o “deep web” la storia è ben diversa. Pedopornografia, vendita di armi

e sostanze stupefacenti, nonché killer a pagamento rappresentano solo alcuni dei lati oscuri della Rete, meglio conosciuta come “darknet”. Ed ecco parlare di bitcoin, una moneta elettronica nata nel 2009 e basata su un sistema economico innovativo e complesso. Attraverso un apposito software chiunque può operare pagamenti senza dover ricorrere ad una banca centrale. Questo sistema di anonimizzazione permette di mantenere la privacy online e di non lasciare tracce digitali, ma anche di nascondere affari loschi.

Anonymous, grazie a comunicati ufficiali di liste segrete, ha portato alla luce i contenuti illegali di questa Rete oscura. Ma come affermano moti hactivisti «Rete e contenuti vanno giudicati separatamente».

Net neutrality è un principio su cui gli hacker informatici basano il proprio lavoro: «La tecnologia è un mezzo, l’uso che se ne fa non ci riguarda: ci limitiamo a mettere tutti nelle condizioni di utilizzarla».