INTELLIGENCE. Svelato il Progetto Carlo Magno del Cremlino per destabilizzare l’UE

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È di imminente uscita un libro sul Russiagate in base al quale le agenzie di intelligence del Regno Unito sapevano che Donald Trump poteva essere stato oggetto di un kompromat russo, ma il governo di Theresa May, e ministro degli Esteri Boris Johnson, scelse di lasciar perdere la questione per paura di offendere il presidente degli Stati Uniti.

Secondo il libro Crime in Progress. The Secret History of the Trump-Russia Investigation, presentato dal britannico The Guardian, in uscita il 26 novembre negli Stati Uniti e nel Regno Unito, l’MI6 era “già a conoscenza” nel 2016 di legami sospetti tra la Russia e lo stai della campagna elettorale di Trump. Il libro è stato scritto da Glenn Simpson e Peter Fritsch, cofondatori della società di ricerca di Washington Fusion Gps, azienda già al centro di molte polemiche negli States sin dalla pubblicazione del dossier di Christopher Steele con le accuse su Trump e la Russia. Steele, infatti, ampiamente citato nel libro, descrive i russi come avversari formidabili con una particolare capacità per l’inganno.

Secondo Steele, in Crime in Progress, il regime di Vladimir Putin aveva coltivato Trump per almeno cinque anni e aveva raccolto abbastanza materiale compromettente per ricattarlo; Trump ha sempre negato queste affermazioni.

La conclusione di Steele era così allarmante da allertare Fbi e il governo britannico. Steele parlò con Charles Farr, presidente del comitato congiunto di intelligence, dopo la vittoria di Trump, secondo il libro; Farr considerò il dossier attendibile e informò Andrew Parker, all’epoca capo dell’MI5, e il governo, si afferma nel libro, oltre che Richard Dearlove, ex capo dell’MI6 e vecchio capo di Steele. Boris Johnson, segretario degli Esteri, difese con forza il presidente Trump, e da quando è diventato primo Ministro, Johnson ha affermato che non ci sono prove che la Russia si sia mai intromessa negli affari britannici.

In piena campagna elettorale, Johnson ha insistito ancora una volta che non c’era nulla di insolito nel suo rifiuto di pubblicare un rapporto della commissione parlamentare di intelligence e sicurezza sulle interferenze russe nella democrazia britannica. Nella relazione si considera il flusso di denaro legato a Mosca verso il partito conservatore. 

Il libro mostra come, prima di scrivere il suo dossier, Steele abbia condotto un’indagine separata sulle attività di intelligence russa in Europa occidentale, chiamata in codice Progetto Carlo Magno. L’indagine si è concentrata su Francia, Italia, Regno Unito, Germania e Turchia, scoprendo che il Cremlino aveva «fondi neri pari a decine di milioni di dollari», destinati ai politici nazionalisti populisti che si opponevano all’Ue, si afferma nel libro.

Lucia Giannini