INNOVAZIONE. La vera rivoluzione “mobile”

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L’intero mondo occidentale è alla ricerca di innovazioni “rivoluzionarie” che possano creare sostanzialmente nuovi mercati, per consentire lo sviluppo di ulteriori forme di new economy.

Una delle più grandi compagnie di taxi nel mondo è Uber, la quale non possiede automobili.

Ed il maggiore “sistema alberghiero” è Airbnb, che non possiede alberghi. Mentre dunque nell’Unione Europea si moltiplicano le “agende digitali” nazionali o sovranazionali, ben altri Paesi e continenti realizzano vere innovazioni nell’ambito delle tecnologie mobili.

Si assiste in sintesi alla determinazione di nuovi paradigmi, non basati su beni di consumo, ma su servizi, assolutamente capillari, tutti accessibili tramite mobile phone.

Se dunque lo sviluppo è incentrato sui cellulari, è necessario guardare a chi ha fatto del telefonino il maggiore strumento di scambio di informazioni e transazioni.

Stiamo parlando del continente africano, quello in cui sono state inventate le carte prepagate, ma anche il primo a gestire i pagamenti elettronici.

Il sistema di pagamento M-pesa è stato in assoluto il precursore di tanti e-wallet. Si stima che oggi M-pesa gestisca un “transato” di circa 25 milioni di dollari al giorno, il 40% del pil del Kenia.

Questo sistema funziona su cellulari di vecchia generazione, e consente l’invio di pagamenti semplicemente tramite Sms, anche verso istituzioni pubbliche come le scuole. Ed i telefoni di cui stiamo parlando sono sistemi la cui batteria dura giorni, dispositivi mobili che magari non accedono alla rete 4G, ma che funzionano.

In Italia, sarebbe possibile pagare una bolletta con un vecchio Nokia? In un Paese a nascita zero, con una consistente popolazione over 65, poter pagare un assegno o una bolletta con un semplice Sms dal proprio cellulare per anziani, con tasti grandi e ben visibili, sarebbe una straordinaria facilitazione per milioni di persone, ed una opportunità di sviluppo di nuove tecnologie accessibili.

Per cercare l’innovazione, bisogna osservare chi crea soluzioni basandosi sulle necessità effettive. L’innovazione è “problem solving”, consiste nel mettere insieme gli strumenti disponibili in modo nuovo.

Nei recenti convegni relativi alla “Industry 4.0” o al “blockchain” talvolta mancano punti di vista da posizioni radicalmente differenti, che consentano un’analisi critica dei percorsi intrapresi.

Se vogliamo imparare a guardare il mondo sorprendendoci, guardiamolo con gli occhi di un bambino. Se vogliamo parlare di innovazione tecnologica, osserviamo chi la sta costruendo nei fatti, per risolvere problemi reali (mancanza di energia e di risorse).

Vittorio d’Orsi