INDONESIA. Più poteri all’esercito nella lotta al terrorismo islamico

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La Camera dei rappresentanti indonesiana ha rivisto il 25 maggio la legge antiterrorismo del 2003, che dà alla polizia nuovi poteri per far fronte alla nuova ondata di attentati dello Stato Islamico in tutto il paese. In sole due settimane, il parlamento ha approvato una serie di emendamenti che, tra l’altro, consentiranno alla polizia di trattenere i sospetti terroristi senza alcuna accusa per svolgere le loro indagini. 

Scioccato dalla rivolta nelle carceri e da un’ondata di attentati suicidi a Giacarta, Surabaya e Sumatra, il presidente Joko Widodo aveva avvertito i legislatori che, se non avessero approvato in tempi brevi le revisioni, avrebbero introdotto le modifiche necessarie mediante un decreto presidenziale. Gran parte del dibattito pubblico si è incentrato sulla definizione di terrorismo e sul modo in cui interessare le forze armate indonesiane, Tni, nell’antiterrorismo, riporta Asia Times.

Alla fine, tuttavia, l’effettiva portata del futuro ruolo del Tni è stata lasciata a un decreto presidenziale; un nuovo articolo della legge estende il periodo di detenzione per chiunque sia sospettato di aver pianificato un attacco terroristico dagli attuali sette giorni, appena sufficienti per costruire un atto d’accusa, a un massimo di 30 giorni. La nuova legislazione estende, inoltre, la detenzione definitiva per un sospetto terrorista da 180 giorni a un massimo di 510 giorni, 300 giorni per le indagini e 210 giorni per l’azione penale, comprese due proroghe che devono essere approvate dai tribunali.

Anche se i dettagli non sono specificati, le persone che si ritiene stiano pianificando atti terroristici possono essere confinate in «alcuni luoghi che rimangono sotto la giurisdizione di investigatori e procuratori per un massimo di sei mesi». Nonostante le polemiche che circondano la questione, il ruolo dei militari in questa fase rientra nella dizione della legge secondo cui la polizia può usare «qualsiasi mezzo», chiarendo che la polizia mantiene il ruolo guida negli sforzi antiterrorismo.

Ai sensi della legge vigente, per terrorismo si intende qualsiasi azione che faccia uso della violenza o delle minacce di violenza che provochi un terrore diffuso e provochi vittime e distruzione di massa o di punti strategici vitali. La maggior parte dei partiti della commissione parlamentare speciale che ha esaminato la revisione ha convenuto che il terrorismo, invece di essere definito una minaccia nazionale, dovrebbe essere definito come «qualsiasi azione che abbia motivazioni politiche e ideologiche o che abbia l’intenzione di destabilizzare la sicurezza».

Luigi Medici