INDONESIA. Manifestazioni islamiche anti-cinesi a Giacarta

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Diverse centinaia di indonesiani hanno protestato fuori dall’ambasciata cinese a Giacarta, chiedendo il ripristino dei diritti della minoranza islamica uigura, che sarebbero detenuti in campi nello Xinjiang in nome dello sradicamento del terrorismo e dell’estremismo religioso. I manifestanti si sono riuniti per una marcia pacifica il 21 dicembre, dopo le preghiere del venerdì, portando cartelli con slogan che invocano la fine del “genocidio” degli uiguri e hanno chiesto che l’ambasciatore cinese sia espulso dall’Indonesia.

La marcia è stata convocata da gruppi islamisti come il Fronte dei difensori islamici, che ha mobilitato l’opinione pubblica musulmana contro il presidente Joko Widodo per aumentare la sua influenza. L’Indonesia, il paese con la più numerosa popolazione musulmana del mondo, si appresta a tenere le elezioni presidenziali il 17 aprile del prossimo anno; inoltre, l’Indonesia è il quarto paese più popolato al mondo, con l’88 per cento dei suoi 265 milioni di abitanti musulmani, riporta Efe.

Molti dei manifestanti hanno cantato slogan anticomunisti e hanno scattato foto che mostrano il pollice e l’indice per formare il numero 2, riferendosi al candidato presidenziale Prabowo Subianto, principale sfidante di Widodo, a cui è stato assegnato il secondo posto nelle schede elettorali.

Per i manifestanti è inaccettabile che il presidente sia in silenzio, mentre i musulmani sono oppressi dai “comunisti cinesi”. Un portavoce dell’ambasciata cinese a Giacarta aveva dichiarato in precedenza che Pechino rispettava la libertà di religione.

In ottobre, la Cina ha difeso alle Nazioni Unite i campi creati nella provincia dello Xinjiang, in cui la maggior parte dei detenuti sono uiguri, dicendo che si tratta di “centri di rieducazione” per la lotta al terrorismo e al sottosviluppo. Organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International hanno affermato che le strutture sono luoghi di «lavaggio del cervello, tortura e punizione», e hanno citato i resoconti di morti e suicidi all’interno dei campi.

Tommaso dal Passo