INDONESIA. Giacarta diventa importatore di gas da primo produttore mondiale

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La bilancia commerciale energetica indonesiana vede la produzione di petrolio e gas continuare a calare, e le importazioni di carburante ad aumentare; il paese che una volta era il più grande esportatore mondiale di gas naturale liquefatto, Gnl, diventera un importatore netto entro il 2020-21. Secondo notizie non confermate, la Royal Dutch Shell sta per vendere la sua partecipazione del 35% nel gigantesco giacimento di gas Masela dell’Indonesia orientale. Se fosse vero, sarebbe un potenziale grave colpo per il presidente Joko Widodo, che è stato eletto per un secondo mandato il mese scorso, grazie anche al sostegno al nazionalismo economico. 

Secondo Asia Times, anche se la Shell venisse sostituita da un investitore regionale, come riporta Reuters, il ritiro della gigantesca compagnia energetica invierebbe un altro segnale sbagliato alle grandi compagnie petrolifere che, per quanto possibile, in Indonesia, non vale la pena di affrontare le difficoltà politiche e normative. L’ente regolatore del petrolio e del gas SkkMigas ha annunciato di aver ricevuto la smentita della Shell.

Shell e il socio di maggioranza giapponese Inpex Corp sono rimasti sorpresi dalla decisione del governo nel 2017 di cambiare il progetto Masela da piattaforma galleggiante di Gnl a un impianto di trasformazione on-shore nelle remote isole Tanimbar, destinato esclusivamente al mercato interno e per stimolare lo sviluppo economico della regione di Maluku. L’interesse originario di Shell per il progetto si basava in gran parte sul fatto di essere lacrima delle Sette sorelle a sviluppare un impianto galleggiante Gnl, attraverso la cosiddetta “tecnologia Flng” permette di scaricare il Gnl in mare su apposite navi da trasporto per la spedizione diretta sui mercati mondiali; la nuova politica nazionalista dell’Indonesia di Widodo sembra escludere del tutto le esportazioni di carburante.

L’azienda ha richiamato il suo personale per Masela all’inizio dello scorso anno, ma il socio di maggioranza Inpex dovrebbe comunque svolgere gran parte del lavoro di pianificazione; la  costruzione dell’impianto di lavorazione di 9,4 milioni di tonnellate dovrebbe iniziare nel 2021-22 a Yamdena sull’isola di Tanimbar; ma il piano di sviluppo ha un gap di 4 miliardi di dollari nel prezzo del progetto: il governo sta insistendo su 15 miliardi di dollari, mentre Inpex e Shell hanno indicato 19 miliardi di dollari. Un gasdotto di 180 chilometri tra il giacimento di gas Masela Abadi e Yamdena sarebbe un costo aggiuntivo importante perché deve attraversare in parte una linea di faglia tra i 2.000 e i 3.000 metri, che fa parte della faglia dell’Oceano Indiano che costeggia Sumatra, Java e la catena di isole di Nusa Tenggara; più del campo di Tangguh, davanti al blocco Mahakam di Kalimantan est, dove la produzione è scesa, da quando Pertamina ha rilevato il campo dalla Total nel 2017.

La SskMigas ha attribuito il calo della produzione alla mancanza di investimenti nella perforazione di pozzi, con solo 30 scavati su un obiettivo del 2019 di 118, 10 dei quali non hanno ancora iniziato a produrre. Anche altre tre progetti di Pertamina non sarebbero riuscite a raggiungere i loro obiettivi di perforazione; simile sorte potrebbe accadere al blocco Rokan di Sumatra, il più grande giacimento petrolifero del paese, quando la statale Pertamina subentrerà alla Chevron nel 2021e via via ad altri blocchi.

L’ente indonesiano prevede già che il paese sarà al di sotto dell’obiettivo di 750.000 barili di petrolio al giorno nel 2019, con alcuni blocchi in calo più velocemente del previsto. L’Indonesia dovrà investire più di 150 miliardi di dollari in esplorazione, infrastrutture di distribuzione del gas e capacità di raffinazione per rallentare il declino della produzione e soddisfare la crescente domanda dei 270 milioni di abitanti del paese. Senza nuovi investimenti, l’Indonesia potrebbe vedere la sua produzione di petrolio e gas diminuire di un altro 20% prima del 2024.

Anna Lotti