INDONESIA. Come ha fatto ISIS a far entrare un arsenale in carcere

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In trentasei ore di assedio della prigione di Giacarta sono stati uccisi cinque poliziotti e ora ci si chiede come i detenuti, tutti militanti islamici, abbiano ottenuto le armi.

La polizia indonesiana ha subito una grande doccia fredda dopo la rivolta del 9-10 maggio in cui militanti islamici dello Stato Islamico in un centro di detenzione di polizia nella periferia sud di Giacarta hanno assaltato le guardie e preso il controllo della prigione di Dibok.

La polizia ha di fatto temporaneamente perso il controllo della prigione, che si trova nel complesso della polizia paramilitare “Mobile Brigade”. I cinque poliziotti uccisi, tutti appartenenti all’unità antiterrorismo d’élite Detachment 88, sono stati uccisi con un colpo alla testa dopo ore di tortura Il principale quotidiano di Giacarta, Kompas, ha pubblicato una prima pagina nera l’11 maggio, dicendo che il paese era in lutto e titolando: «È ora che lo Stato non stia fermo».

Si è trattato del peggiore episodio di questo tipo verificatosi in un carcere indonesiano da quando il governo ha iniziato la guerra al terrorismo. Ma non è stata una sorpresa, date le condizioni di sovraffollamento e le rivolte del novembre 2017, durante il quale i detenuti furono fotografati con la bandiera Isis. Foto e immagini dal carcere in rivolta hanno invaso la rete, soprattuto quella che fa riferimento allo Stato Islamico. 

La maggior parte dei detenuti dei tre blocchi carcerari interessati dalla rivolta sono stati poi trasferiti nella prigione dell’isola di Nusakambangan, al largo della costa meridionale di Giava, carcere di massima sicurezza dove altri leader terroristici sono detenuti in celle singole. Ci si chiede ora come i militanti siano riusciti a entrare in possesso di una grande quantità di armi quando le guardie carcerarie possono solo portare manganelli. I rivoltosi, che hanno giurato fedeltà allo Stato islamico, avevano 88 armi da fuoco, tra cui 59 fucili d’assalto e 29 pistole, e ben 28.400 munizioni.

Antonio Albanese