In difesa dei marò/2

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ITALIA – Roma.14/01/14. Oggi esce il secondo di una serie di approfondimenti volti a far conoscere all’Italia il sistema politico-giudiziario indiano con l’obiettivo di far aprire gli occhi a chi ancora non ha capito con chi ha a che fare e che cosa rischiano i sottufficiali di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. L’india non è Mahatma Ghandi.

I nostri sottufficiali di Marina Salvatore Girolamo e Massimiliano Latorre il 30 gennaio dovranno comparire di fronte al tribunale speciale presieduto da Dhaemesh Sharma. Giudice che si occupa, tra le altre cose, di far rispettare, il The Prevention of Terrorism Act, 2002 (POTA). Normativa sull’antiterrorismo. E il Terrorist and Disruptive Activities (Prevention) Act, conosciuto come TADA, normativa sull’antiterrorismo emanata dopo i problemi di insorgenza nel Punjab. E come dire che i marò saranno giudicati per atti di terrorismo. 

Ma non è proprio così. Se si va spulciare tra le righe nella carriera del nostro giudice vediamo che si occupa di reati sessuali, corruzione, omicidi. Di tutto un po’. Tuttologia all’indiana, l’importante è non riconoscere il diritto di uno stato sovrano e soprattutto farsi pubblicità. Sì perché il nostro ha velleità da uomo pubblico. Basti pensare che il 22 dicembre scorso ha tentato di farsi eleggere alla presidenza dell’Associazione degli avvocati, con scarso successo ha ottenuto 158 voti e il vincitore ne ha avuti 1283.
E ancora poche le cause vinte dagli avvocati in difesa delle donne violentate. Per esempio lo scorso anno, ottobre, un ventenne è stato rilasciato perché il giudice in questione ha ritenuto non valide le accuse della ragazza (17enne), perché a suo dire erano indotte dai genitori che non vedevano il giovane come un buon marito per la figlia. Sempre secondo lo stesso, la giovane al momento della testimonianza era confusa, quindi le sue accuse non valide. E ancora, il nostro giudice ha rilasciato un uomo accusato di violenza su una under 18 perché non voleva che poi si insinuasse nella società un’idea distorta: «Ho paura che se tale interpretazione è consentita, (accusare un uomo adulto di avere rapporti con una minore) ciò significherebbe che il corpo umano di ogni individuo sotto 18 anni è di proprietà dello Stato e nessun individuo sotto i 18 anni può essere permesso di avere piaceri associati con il proprio corpo»(notizia apparsa sul The Times of India). Quindi l’uomo è stato rilasciato. A nulla sono valse le richieste da parte delle Onlus che si occupano di tutelare le donne violentate che si erano schierate in favore della 17enne.
Assolti anche gli agenti appartenenti al CBI, Central Bureau of Investigation, dalle accuse di corruzione, secondo il tribunale erano «irrazionali, disorientanti e timide». A dirlo ovviamente sempre il giudice speciale Dharmesh Sharma secondo cui gli ispettori CBI, NM Sehrawat e Yogender Kumar, erano innocenti e quindi le accuse di associazione a delinquere ai sensi del Codice penale indiano e vari altri reati come la prevenzione della corruzione della legge erano false. Il giudice avrebbe dichiarato: «Questo tribunale ritiene più inquietante che il CBI ha commesso un assoluto hara – kiri in questo caso. Le accuse erano assolutamente insensate, disorientanti, timide. Tutte le indagini hanno prodotto un risultato sgradevole». E poi ha aggiunto: «L’accusa ha miseramente fallito nel dimostrare la sua causa contro tutte le persone accusate cioè NM Sehrawat , Sushil Kumar Gupta e Vijender Solanki , mentre Yogender Kumar è concesso il beneficio del dubbio. Così, tutti i quattro imputati sono assolti», ha detto il giudice. A quanto pare secondo i colleghi del CBI questi quattro imputati erano stati indotti da un ispettore ad accettare tangenti da una nota azienda. I casi di corruzione commessi da agenti per il giudice non esistono, al limite sono da perseguire quelli commessi dai provati. Non sono colpevoli nemmeno i membri del parlamento come Naveen Jindal, dell’Indian National Congress accusato dal CBI di aver tentato di orientare l’udienza dinanzi all’Autorità Attualità Broadcasting Standards per una estorsione. Naveen Jindal è uno degli industriali più ricchi dell’India e possiede la Jindal Steel and Power Ltd. Il giudice avrebbe motivato dicendo che il fatto non sussisteva e: «anche se tale atto è stato commesso da Jindal, non costituirebbe un reato ai sensi della legge sulla prevenzione della corruzione». Nel suo ricorso Zee Notizie Ltd aveva asserito che il membro del Congresso aveva chiamato il presidente NBSA, JS Verma , un ex presidente della Corte suprema dell’India, e avrebbe cercato di influenzarlo in connessione con l’audizione di una questione pendente della sua azienda dinanzi al NBSA. Non contento il giudice ha continuato nella sua motivazione asserendo: «In questa fase, assumendo per motivi di convenienza che tale atto è stato effettivamente commesso dall’imputato, si potrebbe dire solo che si è macchiato di turpitudine morale o di comportamento non etico che in nessun tratto di latitudine legale potrebbe bastare per costituire un reato di cattiva condotta criminale ai sensi della Sezione 13 ( 1) ( d ), della prevenzione della corruzione Act», ha detto. Quindi non colpevole. Poi dando una botta anche alla botte ha dichiarato che era inutile procedere per diffamazione nei confronti della testata Zee, in quanto lo stesso JS Verma aveva dichiarato che era stato chiamato da Naveen Jindal, il quale aveva fatto pressioni sul caso che riguardava la sua azienda. Secondo l’avvocato di Zee, Jindal e altri avevano commesso infrazioni in base alle disposizioni della prevenzione della corruzione Act e l’ IPC, compresa la sezione 120 – B (associazione per delinquere ). Il direttore responsabile di Zee Sudhir Chaudhary e l’Editore di Zee, Samir Ahluwalia sono stati arrestati il 27 novembre scorso su una denuncia presentata da JSPL , che aveva affermato di aver chiesto pagato di Rs 100 con la promessa di non messa in onda notizie negative nei confronti dell’impresa in relazione al scandalo allocazione dei blocchi di carbone, pagati sottoforma di pubblicità. Sono stati liberati su cauzione. Sia Chaudhary e Ahluwalia avevano anche presentato denunce per diffamazione criminale separati contro Jindal e vari altri funzionari del JSPL.
Massimiliano Latorre e Salvatore Girolamo sono stati deferiti alla Corte suprema che in base all’art. 32 della carta costituzionale indiana (si occupa del ricorso alla Corte suprema per la tutela dei diritti fondamentali). Ma la discrezione del giudice dimostrata dalle sentenze emesse e riportate in questo articolo fanno fortemente dubitare che vengano rispettate le convenzioni internazionali e avvenga il riconoscimento di Latorre e Girolamo come ufficiali di un esercito di uno stato straniero e quindi non giudicabili dallo Stato indiano.
Va sottolineato infine che in India i giudici della corte suprema vengono nominati dal Presidente dell’India, ovvero dalla politica, presidente che è uscente in un Paese che sta pre ritornare alle urne. E ancora l’Italia non ha capito che questa corte non ha giurisdizione in ambito militare ma solo in quello terroristico. Ivi compresa la pena di morte. Secondo la legge indiana, a questo punto, i terroristi di Mumbai e i fucilieri della marina militare italiana sono la stessa cosa e quindi meritano tutti la pena di morte.

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