INDIA. Lo scontro di confine con la Cina miete vittime nel commercio

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Il commercio tra Cina e India era già in declino prima dei recenti scontri di confine nel Ladakh. La presenza cinese nelle catene di approvvigionamento indiane potrebbe essere oggi oggetto di tariffe e di altre misure punitive.

Telefoni cellulari e prodotti farmaceutici potrebbero essere il bersaglio di future azioni commerciali da parte dell’India e della Cina, mentre lo scontro lungo la loro linea di confine sta ampliando una spaccatura economica vecchia di anni.

Il 2 luglio scorso, l’India ha messo al bando 59 app cinesi, tra cui TikTok e WeChat. Poi, il giorno dopo, il ministro dei trasporti Nitin Gadkari ha detto che le piccole e medie imprese cinesi non potranno più partecipare ai progetti di costruzione di autostrade. Ma i legami commerciali tra l’India e la Cina avevano sofferto molto prima dello scontro di confine nella Valle di Galwan e dell’impatto della pandemia di coronavirus sulle catene di approvvigionamento, riporta Scmp.

Gli scambi commerciali tra i due Paesi sono asimmetrici a favore della Cina: nel 2018 l’India ha registrato un deficit commerciale record di 58 miliardi di dollari con la Cina. Il primo Ministro indiano Narendra Modi ha da tempo favorito la politica “Made in India” per promuovere l’industria locale e diminuire la dipendenza da economie esterne come quella cinese.

Ma anche con la spinta di Modi a promuovere il “Made in India” il deficit commerciale dell’India è stato di 56,77 miliardi di dollari nel 2019, secondo i dati del governo cinese.

A gennaio 2020, i media indiani hanno riferito che New Delhi stava considerando di applicare tariffe su 300 prodotti per un valore di circa 127 miliardi di dollari. Finora sono state adottate solo piccole misure: ad esempio, la settimana scorsa l’India ha imposto dazi limitati su alcuni prodotti di acciaio e alluminio importati dalla Cina e da altri paesi.

Con il protrarsi del conflitto al confine, sono prevedibili misure tariffarie e non tariffarie destinate a settori strategici come la chimica, l’elettronica, i macchinari pesanti e i prodotti farmaceutici.

La Cina è il maggiore esportatore verso l’India e nel 2019 rappresentava il 14% delle importazioni. Tra le maggiori importazioni dalla Cina vi sono macchinari elettrici, apparecchiature audio, apparecchiature e componenti per la televisione e reattori nucleari, secondo il sito web dell’ambasciata indiana a Pechino. La Cina è anche il terzo mercato di esportazione dell’India, con il 5,3 per cento delle sue esportazioni. Le principali esportazioni includono materie prime come prodotti chimici organici, minerali, perle naturali, pietre preziose e metalli. L’India, invece, è il settimo mercato di esportazione della Cina, con il 3 per cento delle sue esportazioni totali.

Anche l’elettronica, che rappresenta la quota maggiore delle importazioni indiane dalla Cina, potrebbe essere presa di mira. L’anno scorso, circa il 35% delle importazioni di prodotti elettronici dall’India proveniva dalla Cina – per un valore di 33,8 miliardi di dollari, anche se, secondo le statistiche del governo cinese, è diminuito dell’8,6% rispetto all’anno precedente.

Il commercio tra Cina e India era già in declino prima che la pandemia colpisse il commercio globale e le tensioni ai confini si intensificassero. Il commercio tra India e Cina è cresciuto solo del 2,5 per cento nel 2018, ed è sceso del 7,5 per cento nel 2019.

Secondo gli ultimi dati del governo indiano, le importazioni indiane dalla Cina sono state valutate a 65,3 miliardi di dollari nell’anno fino a marzo 2020, con un calo del 7 per cento rispetto all’anno precedente.

L’India ha attribuito lo squilibrio commerciale allo stretto paniere di materie prime che poteva offrire. Tuttavia, secondo l’ambasciata indiana a Pechino, ha anche attribuito alla Cina la colpa delle barriere commerciali per beni con cui l’India ha un vantaggio competitivo, come i prodotti farmaceutici e i servizi informatici.

Tommaso dal Passo