INDIA. La nuova guerra dell’Indo

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India e Pakistan potrebbero nuovamente scontrarsi sulle acque dell’Indo.

All’inizio di questa settimana, il ministro per l’Acqua e l’Energia pakistano Asif Khwaja ha annunciato che i due paesi dovrebbero trovare una “‘via da seguire” nell’incontro di tre giorni sui progetti di Ratle e Kishenganga in programmazione ad aprile a Washington.

Secondo Hindustan Times l’India ritiene che non v’è alcuna necessità di cercare un altro meccanismo per sbloccare la situazione dal momento che il Trattato sull’Indo aveva già un sistema di risoluzione delle controversie al suo interno.

Nuove Delhi ritiene anche la Banca Mondiale, che ha mediato il patto nel 1960, ultimamente è stata “di parte” nel seguire le disposizioni del trattato: l’India non può partecipare a qualsiasi riunione «che è contro le disposizioni del trattato sulle acque dell’Indo», mettendo una ipoteca sull’incontro di Washington.

La Banca Mondiale sta svolgendo il ruolo di mediatore, mentre dovrebbe essere un facilitatore tra India e Pakistan per risolvere i problemi «in conformità con le disposizioni del trattato acque dell’Indo».

Le fonti citate dal giornale indiano affermano che la proposta della Banca Mondiale per la riunione sulle risorse idriche a Washington va contro lo “spirito del trattato”. Nuova Delhi sente che la Banca Mondiale continua a lavorare contro lo spirito del patto avviando due meccanismi separati di risoluzione delle controversie.

Nella disputa sul progetto di Kishenganga, l’India voleva che un gruppo di esperti neutrali risolvesse il problema, ma il Pakistan ha favorito l’arbitrato; scatenando le ire indiane nel 2016.

Funzionari indiani e pakistani della Commissione idrica dell’Indo si sono incontrati a Islamabad il 21 e il 22 marzo ma non hanno fatto passi in avanti.

Per l’India, il problema principale ora è risolvere le divergenze su Kishenganga e Ratle entrambi progetti idroelettrici.

I due progetti sono in costruzione sui fiumi Jhelum e Chenab; il Pakistan si oppone al progetto di Kishenganga perché si tradurrebbe in una riduzione del 40% dell’acqua che scorre nel paese, secondo Islamabad è contro le disposizioni della navigazione interna.

Per la centrale di Ratle, il Pakistan vuole che la capacità di stoccaggio prevista venga ridotta da 24 milioni di metri cubi a otto milioni di metri cubi. Inoltre Islamabad vuole anche che l’altezza delle dighe debba essere ridotta.

Luigi Medici