USA: attivisti in piazza contro le deportazioni

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STATI UNITI – Washington DC. 11/03/14.  Gli attivisti di almeno 20 stati si riuniranno tra poche ore, in occasione del vertice che si terrà a Washington sulla riforma globale sull’immigrazione. Il Movimento per la riforma “Basta immigrazione”, la più grande coalizione del paese in favore di immigrazione, ha annunciato che la priorità della riunione è quella di obbligare il presidente Barack Obama a sospendere le deportazioni, nonché l’approvazione del Congresso sulla riforma dell’immigrazione.

Il vertice, che si terrà tra Martedì e Mercoledì in un hotel della capitale, sarà dedicato alla preparazione  dei leader da posizioni diverse, come parte dello sviluppo di nuove strategie per il movimento migratori, ha detto Ricardo Ramirez a nome del comitato pro riforma sull’immigrazione.

«Sono leader o leader emergenti che riceveranno formazione in modo che essi abbiano maggiore capacità, energie e competenze per aiutare le loro comunità, dove c’è la vera lotta per i diritti degli immigrati», ha detto. Gli attivisti hanno indetto una conferenza stampa per mercoledì ha spiegato Ramirez. Il Movimento per la riforma della legge sull’immigrazione ha insistito sulla necessità di cambiare il modello di immigrazione della nazione che separa centinaia di famiglie ogni giorno. «Per essere precisi, sono 1.100 gli ordini di espulsione al giorno», si legge nel comunicato della rete delle organizzazioni in difesa degli immigrati. La coalizione ha lanciato un messaggio alla parte più conservatrice dei Repubblicani alla Camera dei Rappresentanti: «Chi non voterà questa legge, di ceto perderà voti alle prossime elezioni». A livello nazionale sono sempre più costanti le voci a favore della riforma del modello di immigrazione degli Stati Uniti. Anche se il Senato ha approvato nel mese di giugno una riforma globale dell’immigrazione, tra cui il rafforzamento della sicurezza delle frontiere con il Messico e apre la strada per l’acquisizione della cittadinanza statunitense per gli immigrati senza documenti che vivono nel paese, mentre i repubblicani chiedono una riforma frammentaria.