Il culto eurasiatico di San Nicola

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di Vittorio D’Orsi ITALIA – Roma, 05/01/2017. All’alba del 2017 il mondo appare nuovamente e costantemente diviso da guerre solo apparentemente religiose, in diversi angoli del pianeta, ed in particolare in medio oriente.
Eppure, alle radici del “Continente EuroAsiatico”, c’è una figura di rilevanza straordinaria per alcune delle maggiori religioni del mondo (cattolica, ortodossa, ma anche non di orientamento cattolico), che potrebbe rappresentare un punto di contatto non ancora sufficientemente esplorato se non… per motivi di marketing. La figura di “Babbo Natale” è oggi fin troppo sfruttata per le vendite legate ai doni natalizi, e l’immaginario collettivo suggerito con la livrea bianca e rossa, ripreso sapientemente da una nota marca commerciale ad inizio secolo, riferendosi a “A visit from St. Nicolas” ovvero “The Night before Christmas” (poesia statunitense presumibilmente datata 1823, ma da alcuni riferita al 1748) è lontanissima dalla realtà. Niente renne né slitte ma… mare e sole, né guance rosee paffute…. anzi, essendo nato nell’attuale Turchia, nell’intorno del 280 d.C. sulla costa ellenica del tempo, probabilmente San Nicola era di carnagione scura (come talvolta rappresentato).
Divenne vescovo di Myra, fu imprigionato ed esiliato da Diocleziano e riabilitato da Costantino nel 313. Probabilmente, anche se non esistono fonti certe, partecipò anche al Concilio di Nicea del 325, e dunque è da considerarsi a tutti gli effetti uno dei Padri della Chiesa.
Le narrazioni parlano di una persona particolarmente facoltosa che, alla perdita dei genitori, donò tutto ciò che possedeva ai poveri. È da qui che nasce l’idea della protezione dei poveri ed in particolare dei bambini.

Le spoglie di San Nicola hanno a loro volta attraversato il continente euroasiatico, così come il culto del Santo.
Conservate nella cattedrale di Myra fino al 1087, sono poi state traslate per una prima metà a Bari, nel maggio dello stesso anno, e successivamente a Venezia, con la prima crociata del 1099. Incredibile poi come una parte dell’omero sia stata destinata alla cattedrale di Rimini, e addirittura una falange della mano destra in Francia, in quella che oggi è Saint Nicolas de port (che lo rende anche protettore dei marinai).
La figura del Santo è riconosciuta dalla Chiesa ortodossa russa, terza icona dopo quella di Maria e del Bambino, ma è una importante anche per la Turchia, che più volte ha sottolineato come le ossa di San Nicola debbano tornare nella terra natìa. Le gesta di carità a lui attribuite infatti sono universali, anche per altre fedi non cristiane.

Se dunque una figura “interreligiosa” può unire l’Asia all’Europa (e viceversa), alla ricerca di radici comuni, forse potrà essere proprio la vera icona di San Nicola, che probabilmente non corrisponderà al “Santa Claus” anglosassone, ma si avvicinerà più (con la sua casula blu a motivi geometrici) ad una figura mistica, che nell’arco dei secoli ha attraversato un ponte ideale, nel tempo e nello spazio.