HONG KONG. Molotov e incendi per l’indipendenza

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La polizia ha sparato gas lacrimogeni a manifestanti vestiti di nero in tutta Hong Kong il 2 novembre dopo che hanno dato fuoco alle stazioni della metropolitana e vandalizzato edifici tra cui la sede dell’agenzia di stampa cinese Xinhua. In precedenza, la polizia aveva anche usato gas lacrimogeni in un parco del centro città dove migliaia di manifestanti si erano riuniti in un pomeriggio di sole a Hong Kong.

Piccoli gruppi di manifestanti mascherati sono poi fuggiti nel centrale quartiere degli affari, attraverso strade fiancheggiate da banche e gioiellerie e negozi di moda, tra le barricate in strada e lanciando bombe molotov contro la polizia in tenuta antisommossa e i camion con cannoni ad acqua. 

Proprio mentre una folla di manifestanti, in gran parte pacifici, aveva finito di creare origami di gru di carta a Chater Garden, gli attivisti hanno iniziato a lanciare bombe molotov di fronte al quartier generale dell’Hsbc e alla base di Hong Kong per la Bank of China. La polizia ha risposto ancora una volta con gas lacrimogeni in quello che è stato il 22° fine settimana di proteste, riporta Reuters.

In seguito i manifestanti hanno dato fuoco agli ingressi delle stazioni della metropolitana e hanno divelto due cabine telefoniche per erigere una delle tante barricate poi date alle fiamme. Alcuni negozi e attività commerciali sono stati vandalizzati, tra cui Starbucks e Xinhua.

Starbucks è stato ripetutamente preso di mira dopo che la figlia del fondatore della società di Hong Kong ha condannato i manifestanti al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra. Sia l’Hong Kong News Executives’ Association che l’Hong Kong Journalists Association hanno condannato gli atti vandalici contro Xinhua, simbolo della presenza cinese a Hong Kong.

Gli attivisti, molti dei quali indossano maschere ormai proibite, hanno innalzato recinzioni metalliche e hanno usato una porta da calcio per costruire barricate vicino al parco, un luogo tradizionale per raduni e veglie da decenni.

Molti hanno cantato gli inni nazionali britannici e statunitensi, sventolando bandiere multinazionali e alcuni hanno chiesto l’indipendenza, linea rossa invalicabile per i leader del Partito Comunista di Pechino che hanno promesso di “rompere le ossa” di chiunque insegua una tale mossa. Gli ultimi dati governativi hanno confermato che Hong Kong è entrata in recessione nel terzo trimestre per la prima volta dalla crisi finanziaria globale del 2008.

Tommaso dal Passo