HONG KONG. Fuorilegge il partito indipendentista; Pechino plaude

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Le autorità di Hong Kong hanno formalmente bandito un gruppo che promuove l’indipendenza dalla Cina. Si tratta della prima messa al bando di un’organizzazione politica da quando la Gran Bretagna ha restituito la sua ex colonia alla Cina nel 1997.

Il segretario per la Sicurezza della città, John Lee, ha annunciato il divieto del Partito Nazionale di Hong Kong in una breve dichiarazione pubblicata nella Gazzetta ufficiale del governo, 10 giorni dopo che il partito aveva presentato argomentazioni contro questa decisione.

Lee ha ordinato il divieto ai sensi della Societies Ordinance di Hong Kong, una legge dell’epoca coloniale che impone a tutti i gruppi sociali e le organizzazioni di registrarsi presso la polizia. La legge consente al governo di vietare i gruppi «nell’interesse della sicurezza nazionale, dell’ordine pubblico o della protezione dei diritti e delle libertà altrui», riporta Reuters.

Lee ha poi detto ai giornalisti che il partito, nato due anni fa, era disposto a usare «tutti i metodi» per ottenere l’indipendenza, rappresentando una minaccia per la sicurezza nazionale e violando la Legge fondamentale, la “costituzione” che governa le relazioni di Hong Kong con la Cina.

Lee ha detto che il gruppo «ha un chiaro programma per fare di Hong Kong una repubblica», e ha diffuso «odio e discriminazione contro la Cina continentale». Le autorità non possono escludere un’azione contro altre formazioni, compresi quelli che promuovono «l’autodeterminazione e la piena indipendenza». Il governo centrale cinese ha appoggiato il divieto esprimendo «risoluto sostegno» alla decisione, riporta Xinhua.

Il nascente movimento indipendentista di Hong Kong non ha, però, un grande seguito, ma l’annuncio della possibile messa al bando fatta a luglio, aveva ha spinto il suo leader, Andy Chan, a venir fuor. Chan, 28 anni, è stato al centro dell’attenzione mediatica locale e internazionale: ad agosto, ha parlato al Foreign Correspondent’s Club di Hong Kong, una mossa condannata dal ministero degli Esteri cinese e da funzionari cinesi locali: «Non smetterò mai di perseguire la libertà, i diritti umani, l’uguaglianza e la dignità», ha detto Chan.

Tommaso dal Passo