Hezbollah: situazione stabile in Libano dopo le dichiarazioni Ue

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Reportage dal nostro inviato in Libano Alessandra Mulas

 LIBANO – Shama’. 28/07/13.  Il paesaggio stupendo incanta lo sguardo, apparentemente tutto è tranquillo nelle strade dei villaggi qui al sud. A pochi giorni dalla decisione dell’UE di inserire nella lista nera del terrorismo il braccio armato di Hezbollah, nulla sembra essere cambiato.

Paradossalmente in questa zona, a forte maggioranza sciita che sino al 2000 era completamente sotto il controllo del “partito di Dio”, al confine con Israele, regna da tempo una situazione di stabilità. La presenza dei caschi blu nella missione UNIFIL delle NU, che risponde alla risoluzione 1701, ha decisamente portato in questa regione il vento della pace.

Qui 37 paesi garantiscono 120 km di confine in azioni mirate al monitoraggio del termine delle ostilità attraverso la definizione della Blue Line, linea di demarcazione che è stata presa come punto di riferimento a seguito del ripiegamento delle Forze Armate israeliane dal territorio libanese.Nata nel 2000, comincia a prendere realmente corpo solo nel 2007, a seguito dell’ultimo conflitto, in cui si è deciso di marcarla fisicamente e inserirla nelle carte; procedura non semplice in quanto ogni punto viene concordato attraverso incontri tripartito tra rappresentanti del governo libanese e di quello israeliano sotto la supervisione UNIFIL. 

In questo angolo di mondo si è riusciti a creare un equilibrio, nonostante gli ultimi combattimenti che hanno visto parte del nord del paese sotto il fuoco, grazie alla presenza dei caschi blu. Il contingente italiano è composto da circa 1100 tra uomini e donne che in questi 38 anni sono riusciti a guadagnarsi la stima e la fiducia della popolazione, che ormai li considera quasi parte del tessuto sociale. È proprio grazie a queste caratteristiche che oggi la situazione, nonostante appunto quest’ultima dichiarazione dell’UE, sembra immutata, ce lo dimostra anche il fatto che dagli incontri con il sindaco del villaggio di Al Mansouri, a maggioranza sciita, e il presidente delle Municipalità a Tiro Abdul Mohsen Al Husseini emerge che la presenza dei militari è non solo gradita ma richiesta per il proseguo di non ostilità. Il presidente Al Husseini, un uomo anziano con una grande dote carismatica, ha addirittura voluto sottolineare che quanto accaduto non potrà inficiare gli ottimi rapporti istituiti tra le due componenti, militari e popolazione, anzi ha proprio rimarcato la sua amicizia con il contingente italiano definendoli uomini sempre pronti e disponibili alle necessità dei cittadini del Libano. «Le forze di interposizione UNIFIL sono riuscite a garantire al paese 7 anni pace» ha dichiarato Al Hussein «adesso bisogna lasciar sedimentare la questione, bisogna prendere tempo».

Intanto le nostre Forze Armate continuano a fare il loro lavoro come prima e con gli ottimi risultati di cui gli italiani sono capaci quando lavorano in contesti internazionali, perché le eccellenze esistono e le nostre Forze Armate sono una di queste. Purtroppo però non bisogna sottovalutare le preoccupazioni, i militari si trovano in una zona difficile e questa dichiarazione potrebbe creare non pochi problemi se dovesse perdurare ed essere riconfermata; non dimentichiamo che i ribelli, i terroristi inviati in Siria, anche da al-Qaeda, per distruggere il paese sono sempre pronti e la destabilizzazione di un’area non è davvero così remota. Hezbollah per il momento non dovrebbe avere nessun interesse specifico a reagire in questa zona del paese.

Ma anche se a prima vista nulla è cambiato il clima è diventato nuovamente più pesante, l’attenzione più vigile, ciò si unisce al quotidiano lavoro al quale il contingente è chiamato: la demarcazione Blue Line che purtroppo passa anche per campi minati che vanno bonificati attraverso l’apertura di corridoi per il raggiungimento di punti specifici in cui erigere i cosiddetti Blue Pillar, barili blu con su scritto UN, elementi facilmente riconoscibili, che costituiscono per entrambe le parti l’elemento necessario per evitare sconfinamenti.

Le operazioni di bonifica sono lunghe e difficili, nonostante le mappe fornite dagli israeliani, il tempo e le azioni atmosferiche potrebbero aver spostato le mine, i nostri deminers avanzano, quando sono costretti ad operare manualmente, coprendo 2 metri quadrati al giorno, sotto il sole e l’afa. Continuano i pattugliamenti delle strade per la sicurezza di tutti e l’impegno nei confronti della popolazione e nell’esecuzione di strutture e infrastrutture attraverso progetti specifici con la collaborazione sia del CIMIC che delle ONG.

Ma se nulla è cambiato quale è il senso di questa dichiarazione? Intanto come dichiarato da Bruxelles non verranno interrotti i rapporti con le forze politiche libanesi, di cui Hezbollah fa parte, inoltre ritengo sia impossibile dare dei nomi da inserire nella lista, non esiste una distinzione interna tra politici e braccio armato, il combattente, colui che è e crede nella resistenza non è diverso o lontano da chi ricopre funzioni istituzionali, sono entrambi parte integrante della società. Hezbollah è uno e la trovata tutta occidentale di separarlo mi fa pensare che si voglia in qualche modo dare un finto messaggio politico senza troppe assunzioni di responsabilità, dimenticando purtroppo che gli interessi in gioco sono tanti e non ultimo la sicurezza di uomini e donne che in questo momento lavorano per la stabilità del Medio Oriente. Per non parlare dei problemi che andrà a creare allo stesso governo libanese che sta cercando di trovare un nuovo equilibrio, attraverso il premier incaricato a formare un nuovo governo di unità nazionale Tammam Salam, che si troverebbe a dover fare i conti con possibili “terroristi”, almeno secondo l’UE.

Gli Hezbollah rappresentano una fetta importante della società libanese, inoltre non possiamo dimenticare che ci troviamo in un paese in cui le tensioni tra sciiti e sunniti non mancano e lo si è potuto riscontrare con gli scontri avvenuti a Sayda, poco a nord del fiume Litani. I gruppi di salafiti non possono pertanto che trovare soddisfazione riguardo all’inserimento nella black list del loro nemico, ma ciò non fa altro che aggravare una situazione già piuttosto incerta. Ritengo che non si possa continuare a parlare di Medio Oriente con logiche assolutamente occidentali, che alle volte mal si sposano con la situazione reale.