Hezbollah in Iraq

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IRAQ – Baghdad 23/7/13. Wathiq al-Battat, controversa figura ricercato dalla magistratura irachena per cinque mesi, ha ammesso in una apparizione televisiva l’11 luglio di aver effettuato omicidi e attentati a Baghdad, attraverso una milizia chiamato l’Esercito Mukhtar.

Le forze irachene hanno poi deciso di arrestare il personale del programma che aveva condotto l’intervista, senza però arrestare Battat. Questo fatto sconcertante ha scatenato un putiferio in Iraq. Battat, che si è presentato ai media come segretario generale di Hezbollah in Iraq, ha annunciato nel mese di febbraio 2013 la formazione di una milizia ideata per uccidere i membri di Al Qaeda e del partito Baath, come rappresaglia per gli attentati contro le città sciite irachene.

Questo annuncio generò il panico tra i cittadini, poiché sembrava, ci avvisa al Monitor, ripetere lo scenario della guerra civile 2006-2008. 

Il fatto che i servizi di sicurezza iracheni non siano riusciti a trovare una persona il cui aspetto e il luogo di residenza sono noti, che è stato addirittura vvicinato dai media per delle interviste ha sollevato molte domande; aumentate l’11 luglio. Su Al-Baghdadia TV due ore d’intervista in diretta con Battat nel programma Sahour siyasi hanno dato estro al “Leader di Hezbollah in Iraq” di annunciare: «la formazione dell’Esercito Mukhtar, in modo che gli sciiti possono vendicare gli attacchi effettuati da al-Qaeda, dai gruppi takfiri, dai baathisti, da coloro che sono legati agli Stati Uniti, dai sionisti e da chi sparge sangue sciita». Inoltre Battat  ha rivendicato l’attentato a Camp Liberty, abitato da rifugiati iraniani del gruppo Mojahedin-e-Khalq, e il bombardamento del Mubarak Al-Kabeer Port a Kuwait, ha poi aggiunto che ci sono un milione di combattenti all’interno della sua milizie. Due ore dopo la fine del programma, le forze di sicurezza hanno preso d’assalto il quartier generale di Al-Baghdadia e arrestato il personale di Sahour siyasi fermandoli per alcune ore, prima di rilasciarli, scatenando le proteste della categoria. Il problema non è solo che le autorità hanno calcolato male il ruolo dei media e la libertà di stampa, ma hanno continuamente consentito a figure che apertamente minacciano la pace sociale di trasformare i mezzi di comunicazione in uno strumento per intimidire la popolazione irachena.

L’8 febbraio, Ali al-Moussawi, portavoce del governo, ha accusato la magistratura di ritardare l’emissione di un mandato di arresto contro Battat, mentre i canali televisivi hanno mostrato le immagini di giovani che annunciano il loro arruolamento nell’esercito Mukhtar. La situazione è rimasta invariata dopo l’emissione del mandato d’arresto, pur essendo stato confermato che Battat era in Iraq. La sua presenza nel paese è stato confermato attraverso una serie di interviste e dichiarazioni da lui fatte in diversi mesi. Ma chi è esattamente Battat? In un’intervista, ha detto di essere stato arrestato due volte sotto il precedente regime; ha poi creato vari gruppi armati fino al suo ingresso Hezbollah in Iraq e infine ha istituito l’Esercito Mukhtar. La domanda che gira nel paese è: Battat è protetto da paesi stranieri? Da forze irachene, che lo coprono? Ha veramente le capacità e le potenzialità per eludere la sorveglianza della sicurezza? Tutte queste domande rimangono senza risposta in Iraq. Eppure, questione non gira sulla sua credibilità, piuttosto sull’ambiente politico iracheno, favorevole alla nascita e crescita di milizie, e all’uso di settarismo per guadagnare la simpatia politica della gente.

Sembra che il governo non sia in grado di affrontare e risolvere la crescita delle milizie in Iraq, paese che ha purtroppo una grande tradizione nella gestione della cosa pubblica e della politica attraverso lo scontro settario.