Natale ad Herat

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AFGHANISTAN – Herat 27/12/2014. L’Arcivescovo Santo Marcianò, Ordinario Militare per l’Italia, ha celebrato la Santa Messa di Natale ad Herat.

Alla funzione religiosa, che ha avuto luogo nella cappella di “Camp Arena”, hanno partecipato i militari italiani di tutte le Forze Armate ed una consistente rappresentanza di militari degli altri paesi che compongono il Train Advise Assist Command West (TAAC W), il Comando Multinazionale a guida italiana su base Brigata bersaglieri “Garibaldi” che opera nella regione occidentale dell’Afghanistan.
«Voi siete militari e celebrare con voi e per voi mi commuove perché in voi vedo quei figli di Dio che sono pronti a combattere il male: non a combattere l’avversario, ma a combattere il male. Vedo in voi coloro che hanno il coraggio di morire per restituire la vita a coloro che la perderebbero senza di voi», le parole dell’Arcivescovo nel corso della propria omelia.
A fare da sfondo all’Altare il presepe con la Sacra Famiglia, a rinsaldare il concetto di unità di tutte le famiglie, un albero di natale addobbato di luci bianche, simbolo di purezza, sul quale sono stati posti i nomi dei 54 militari caduti in terra afghana e due stelle rosse per rappresentare la vicinanza ai due Marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.
La Santa Messa, cui ha assistito anche il Comandante del TAAC W, Generale di Brigata Maurizio Angelo Scardino, è stata un momento di intenso raccoglimento e riflessione per i soldati in Afghanistan e ciò non soltanto per la particolarità e solennità della ricorrenza. «Credo di non esagerare quando vi penso missionari», ha affermato L’Ordinario Militare, «Voi siete qui in missione – Missione per costruire la pace – e la missione fa di voi degli operatori chiamati a lavorare perché l’uomo possa riscattarsi dalla schiavitù, possa ritrovare dignità: voi svolgete la missione di dare dignità all’uomo e di ridare dignità agli uomini che l’hanno perduta.
Questo è il Natale, e credo che questo Natale sia particolarmente significativo. Un Natale in cui venite confermati nella bellezza del vostro essere persone umane, figli di Dio, del vostro essere amati da Dio che si fa Uomo per voi, che si fa Uomo per noi, e dai fratelli per i quali voi date la vita.
Ed è bello questa sera sentire presenti tutti i fratelli afghani, tutti coloro che vi dicono grazie; forse non hanno la possibilità di dirvi grazie direttamente ma lo sentono nel profondo del cuore. Sono presenti qui e, dandovi un forte abbraccio, questi fratelli gridano a ciascuno di voi il grazie dei loro cuori».