Le ragioni di Algeri del no all’intervento in Libia

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ALGERIA – Algeri. 18/09/14. L’Algeria ha annunciato per voce del ministro degli Esteri, Ramtane Lamamra, ieri, che il suo paese non accetterà l’intervento militare straniero in Libia, in qualsiasi forma, in un tentativo apparente di assediare eventuali ripercussioni negative che possono essere sollevate a livello locale e regionale.

La dichiarazione arriva in risposta all’offerta di Francia e Stati Uniti di combattere il terrore in Libia, con il supporto chiave di Algeria, Tunisia ed Egitto. Lamamra lo ha detto a Madrid dove ha partecipato a una conferenza sulla Libia e ha aggiunto: «Il ruolo delle istituzioni internazionali è quello di aiutare e non interferire (negli affari interni di Stati sovrani) e quindi non possiamo accettare l’intervento di militari stranieri in qualsiasi forma in Libia». Egli ha sottolineato che «la Libia soffre di grandi difficoltà, ma sta alla Libia trovare la soluzione». 

Secondo i media arabi le dichiarazioni del ministro fanno fede al tentativo di rassicurare i cittadini del suo Paese che vedono la guerra alle porte. Non solo, l’Algeria sa di avere in pancia cellule dormienti pronte a muoversi. Jihadisti, in particolare si stanno preparando per attaccare i “fratelli” di libici. Anche se le istituzioni algerine non sono contrarie in linea di principio alla lotta alla crescente minaccia terroristica nel Paese e nell’area del Nord Africa, temono le ripercussioni interne. Gli osservatori dicono che la dichiarazione Lamamra non è lungimirante in quanto leader militari e della sicurezza privata algerina sostengono da tempo che vi siano gravi minacce per il paese provenienti dal territorio libico sul medio e lungo termine.

Secondo altri analisti, il ministro Lamamra sta cercando di celare i veri interessi algerini che vedono Algeri protagonista delle trattative in Libia. Secondo fonti algerine, le parti in lotta in Libia non vogliono sedersi a un tavolo per dialogare, per ripristinare la stabilità nel loro paese. Il conflitto tra le forze radicali e il parlamento eletto e i suoi sostenitori sono sulla strada del non ritorno, e quindi si deve attendere la sconfitta di una delle parti. E in questa lotta senza esclusioni Algeri gioca la sua partita. 

La Libia sostanzialmente rischia di diventare un altro Afghanistan, un luogo in cui Talebani e al-Qaeda, si contendono il territorio, come lasciato intendere anche dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi in un incontro con il principe ereditario di Abu Dhabi, Sheikh Mohammed bin Zayed al Nahyan ieri, a Il Cairo. 

Tuttavia una fonte della sicurezza algerina domenica scorsa ha riferito, in condizioni di anonimato, che la Francia e gli Stati Uniti hanno iniziato il conto alla rovescia per la guerra in Libia da coordinare direttamente con l’Algeria, la Tunisia e l’Egitto.

Egli ha sottolineato che l’intervento militare occidentale in Libia è in preparazione da oltre un mese, e a negoziare sono Francia e Stati Uniti unilateralmente con la Tunisia, l’Algeria e l’Egitto, sottolineando che «la Francia e gli Stati Uniti sono pronti a restare in Libia per un periodo di non poltre 3 mesi nel caso di continuo deterioramento della situazione».

Ha detto, sempre la stessa fonte, che le truppe francesi e americane sono in attesa del completamento dell’analisi dei fattori di rischio in corso da alcune settimane in Libia, utilizzando diversi mezzi, tra cui satelliti e mezzi di aerei di intercettazione e spionaggio presidiati e altri senza equipaggio.

Di recente ad Algeri è arrivato il capo di stato maggiore dell’esercito francese, per promuovere l’azione militare contro la Libia, visto che l’Algeria è l’unico stato confinante che vive stabilmente una esperienza di gruppi jihadisti. E ancora il ministro della Difesa francese Jean-Yves Odrian al quotidiano “Le Figaro” nel riferire sul ruolo algerino nella possibile guerra al terrorismo in Libia, meno di due settimane, ha dichiarato che c’è «la possibilità di una forza militare, francese, che ha sede in Ciad, pronta in caso di coordinamento al confine libico con l’Algeria, attore regionale di primo piano nella regione». Il ministro francese poi ha smentito l’intervento militare confermato solo il pericolo rappresentato dal terrorismo in Libia.