Munduruku lottano contro la megadiga

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BRASILE – Itaituba 16/06/2016. Gli indigeni Munduruku sono impegnati, con l’aiuto degli attivisti di Greenpeace, in un’operazione informale di delimitazione delle loro terre, nel cuore dell’Amazzonia dove il governo brasiliano intende realizzare la mega diga di São Luiz do Tapajós.

Un progetto devastante, che inonderà parte delle loro terre distruggendo una vasta area della foresta amazzonica. I Munduruku, che abitano la valle del Tapajós da generazioni, combattono da più di trent’anni per difenderla dalla minaccia dei megaprogetti idroelettrici. “Questa è una battaglia importante non solo per noi, ma per tutti gli abitanti del Pianeta, perché stiamo parlando di una delle più grandi foreste al mondo” afferma Juarez, portavoce dei Munduruku. Il primo importante risultato è stato ottenuto lo scorso aprile, quando l’Agenzia brasiliana per le popolazioni indigene (Funai) ha riconosciuto i territori dei Munduruku, fornendo la base legale per richiedere la sospensione della costruzione della mega diga. Questa sospensione è però solo temporanea e non equivale alla cancellazione del progetto, che avverrà solo nel caso in cui il governo brasiliano confermi la decisione del Funai di tutelare le terre Munduruku. Attivisti di Greenpeace provenienti da diversi Paesi del mondo, tra cui l’Italia, hanno raggiunto i Munduruku nel villaggio di Sawré Muybu per installare pannelli solari e aiutarli a demarcare il loro territorio utilizzando cartelli simili a quelli che impiega il governo brasiliano.
La diga di São Luiz do Tapajós, la prima di 43 dighe previste sul fiume Tapajos, avrebbe un bacino di 729 chilometri quadri, circa l’estensione di New York, e sommergerebbe 400 chilometri quadri di foresta pluviale incontaminata, portando inoltre alla deforestazione di un’area di 2.200 chilometri quadrati.