GRAN BRETAGNA. Non ci opporremo alla pena di morte per jihadisti ISIS

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Il ministro degli Interni britannico ha riferito che Londra non si opporrebbe se Washington chiedesse la pena di morte contro due militanti dello Stato islamico britannico se fossero estradati negli Stati Uniti.

A dirlo il Daily Telegraph che ha pubblicato sulla sua testata una lettera al ministro degli Interni britannico Sajid Javid, in cui si chiede alla Gran Bretagna se era disposta a rinunciare alla sua opposizione di lunga data alle esecuzioni nel caso dei combattenti catturati, Alexanda Kotey e El Shafee Elsheikh.

I due uomini sono sospettati di essere due dei quattro militanti, soprannominati i “Beatles” per i loro accenti inglesi, che hanno preso parte al rapimento, alla tortura e all’omicidio di ostaggi occidentali.

Sono stati catturati in Siria, a gennaio, da una forza siriana sostenuta dagli Stati Uniti, e la Gran Bretagna e gli Stati Uniti stanno decidendo su come e dove debbano essere processati.

Secondo il Telegraph, Javid ha scritto al Procuratore Generale degli Stati Uniti, Jeff Sessions, riferendo che la Gran Bretagna non aveva intenzione di chiedere l’estradizione per i due nel Regno Unito, dicendo che un perseguimento penale negli Stati Uniti era più probabile.

Inoltre, ha affermato che il Regno Unito non si opporrà se verrà comminata la pena di morte per i due cittadini britannici.  

«Sono del parere che ci siano forti motivi per non richiedere lo stop alla della pena di morte in questo caso specifico, quindi non si cercheranno tali assicurazioni», ha detto la lettera.

«Come sapete, la posizione che il Regno Unito ha assunto da tempo è quella di cercare garanzie sulla pena di morte e la nostra decisione in questo caso non riflette un cambiamento nella nostra politica di assistenza nei casi di pena di morte negli Stati Uniti in generale, né la posizione del governo britannico sull’abolizione globale della pena di morte».

«È una posizione di lunga data del governo quella di opporsi alla pena di morte… per principio», ha detto la portavoce ai giornalisti. «Stiamo continuando a impegnarci con il governo degli Stati Uniti su questo tema e la nostra priorità è fare in modo che questi uomini siano perseguiti penalmente».

Il partito laburista dell’opposizione ha accusato Javid di abbandonare «segretamente e unilateralmente» l’opposizione britannica alla pena di morte.

«Così facendo non gioca solo con la vita di questi terroristi particolari, ma anche con quella di altri britannici – compresi quelli potenzialmente innocenti – in tutto il mondo», ha detto Shami Chakrabarti del Labour.

Il Telegraph, inoltre, ha segnalato che altri documenti hanno suggerito che la Gran-Bretagna non si opporrà se uomini verranno inviati a Guantanamo.

Tuttavia, il portavoce del ministero degli Interni sembrava respingere questo detto: «La posizione del governo britannico sulla baia di Guantanamo è che il centro di detenzione dovrebbe chiudere».

Il più noto dei quattro cosiddetti “Beatles” era Mohammed Emwazi, noto come “Jihadi John”, che si ritiene sia stato ucciso in un attacco missilistico tra Stati Uniti e Regno Unito nel 2015.

È diventato il volto pubblico dello Stato islamico ed è apparso in video che mostrano gli omicidi dei giornalisti statunitensi Steven Sotloff e James Foley, l’operatore umanitario americano Abdul-Rahman Kassig, gli operatori umanitari britannici David Haines e Alan Henning, il giornalista giapponese Kenji Goto e altri ostaggi.

La madre di James Foley ha detto che non voleva che gli uomini fossero giustiziati se condannati.

«Penso che questo li renderebbe martiri nella loro ideologia contorta. Vorrei che fossero ritenuti responsabili per il resto della loro vita», ha detto Diane Foley alla radio della BBC. 

Tommaso dal Passo