Giappone

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Il Giappone con la sua forma arcuata è stato da sempre una barriera naturale che ha “chiuso” le aspirazioni marittime cinesi; diverse volte il Celeste impero cercò di impadronirsi di questo strategico arcipelago, ma sempre senza successo. Mentre passavano i secoli il Giappone sviluppò una particolare cultura ed identità che ancora oggi influenza radicalmente la vita del paese, e che è così originale anche a causa del sostanziale isolamento che l’arcipelago per secoli ha mantenuto. È infatti storia nota il famoso ingresso del commodoro americano Perry che con le sue navi “aprì” i rapporti con un Giappone che per secoli era rimasto fuori da qualsiasi dinamica internazionale.

La reazione nipponica a questa forzatura “occidentale” fu tale che in pochi anni l’atteggiamento del paese cambiò radicalmente, aprendosi allo sviluppo tecnologico ed industriale. La consacrazione di questo nuovo status giunse pochi anni dopo, con la sconfitta dei russi nella battaglia di Tsushima (1905). Da quel momento in Asia non si potè più fare a meno del Giappone. I fatti della seconda guerra mondiale dimostrarono al mondo intero i passi in avanti che il paese aveva compiuto, ma alla fine del conflitto la devastazione dell’arcipelago era totale, oltre ad essere stato colpito (unico stato nella storia) da ben due bombe atomiche. La ripresa giapponese post-1945 fu decisa ed aiutata da un capitalismo dinamico che si combinò alla complessità della società nipponica. Nel corso degli anni sessanta, settanta ed ottanta l’economia del paese progredì costantemente, e dopo la battuta d’arresto di metà anni novanta si assestò su un livello di primissimo piano: fino a poco tempo fa il Giappone era la seconda economia mondiale (ora è la terza, preceduta da quella cinese). La “copertura” politica e militare americana e la bassissima spesa per la difesa furono ulteriori incentivi a dirottare le risorse verso il mercato più che su altri settori. Nonostante la conformazione arcipelagica (più di tremila isole), l’altissima popolazione, che sfiora i 130 milioni di persone, la grande sismicità e un sottosuolo povero di materie prime, il Giappone si è imposto sulla scena economica mondiale grazie agli investimenti in tecnologie avanzate ed al forte senso del lavoro, spinto a volte ad estremi difficilmente comprensibili per gli occidentali. Il sistema economico nipponico è all’avanguardia e punta decisamente sul terziario: il 68% della popolazione è impegnata in questo settore, ma nonostante questa alta percentuale anche il comparto primario e secondario non sono da meno. Il “miracolo economico” giapponese ha profondamente modificato la struttura e l’aspetto del paese, riuscendo comunque a conciliare abbastanza bene tradizione e modernità. Le città giapponesi sono cresciute a dismisura, arrivando a diventare vere e proprie megalopoli, cioè una sorta di continuum fra metropoli contigue: è il caso dell’area metropolitana di Tokyo (oltre 30 milioni di abitanti) o il “Tokaido Corridor” una serie di città che si estendono nel sud del paese e con circa 80 milioni di residenti. I trasporti si sono quindi sviluppati di conseguenza: la storia dei treni ad alta velocità (come il famoso Shinkansen) risale agli anni ’60, ed oggi la rete ferroviaria è in espansione e abbrevia i tempi di percorrenza trasportando milioni e milioni di passeggeri ogni anno. Non mancano inoltre porti ed aeroporti capaci di gestire tutto il consistente traffico commerciale che muove l’economia giapponese. Un ruolo importante è pure giocato dall’agricoltura, che nonostante la mancanza di grandi superfici coltivabili riesce a garantire sufficienti capacità produttive. La flotta da pesca nipponica è una delle più grandi al mondo, e spesso è stata criticata dagli ambientalisti per la caccia alle balene.

A livello internazionale il paese del Sol Levante (nome che ricalca il soggetto della bandiera nazionale) è un attore primario con una serie di rapporti commerciali forti e ramificati in tutto il mondo. Nonostante il lungo periodo di pace seguente al 1945, nel paese i conti con la Storia non sono ancora chiusi. Molte polemiche avvengono periodicamente riguardo alle occupazioni in Cina ed in Corea, così come spesso sono criticate le basi militari americane presenti in certe isole del paese. Il desiderio di contare di più nel panorama politico nazionale sta inoltre inducendo la classe politica a ripensare al ruolo delle forze armate, cosa che inquieta i vicini come la Cina. Recentemente il Giappone ha contribuito a delle missioni di peace-keeping con dei propri contingenti, segnale che forse imporrà una rivisitazione delle dottrine militari del paese. Il recente “sorpasso” cinese è poi fonte di ulteriori polemiche, anche se il Giappone in futuro continuerà a trarre la sua forza ed il suo prestigio internazionale dal proprio tessuto economico e finanziario.

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