GIAPPONE. Tokyo ritarda l’approvazione del favipiravir contro COVID-19

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Il Giappone ha rinunciato ad approvare il farmaco anti-influenzale Avigan della Fujifilm Holdings Corp. nel mese di maggio per il trattamento dei pazienti infettati dal nuovo coronavirus, ha detto il ministro della salute Katsunobu Kato, il 26 maggio: «Continueremo lo studio clinico e i test clinici (del farmaco) a giugno e in seguito. Non c’è nessun cambiamento nella nostra politica per approvare il farmaco rapidamente se la sua efficacia (contro il coronavirus) è confermata», ha detto Kato, ripreso da Kyodo.

C’è la convinzione che Avigan, noto anche come favipiravir e sviluppato dall’unità Fujifilm Toyama Chemical Co. della Fujifilm Holdings, possa essere usato come trattamento per il Covid-19, la malattia respiratoria causata dal coronavirus. Il primo ministro Shinzo Abe aveva espresso la speranza che il farmaco potesse ricevere l’approvazione entro la fine di questo mese. Ma alcuni esperti hanno espresso la preoccupazione che il governo si stesse affrettando ad approvarlo prima che fossero noti i risultati finali dei test clinici.

Kato ha detto che il governo inizialmente mirava ad approvare il farmaco se i risultati intermedi dei test clinici condotti da un team guidato dalla Fujita Health University avessero mostrato un’efficacia estremamente elevata nel trattamento del coronavirus.

Ma una commissione terza che ha valutato i risultati del rapporto intermedio ha detto che era troppo presto per giudicarlo scientificamente, secondo Kato. Si teme che il farmaco causi difetti alla nascita e non possa essere somministrato alle donne in gravidanza, riporta Nikkei Asian Review.

Favipiravir è stato testato anche dalla società d’investimento farmaceutica russa ChemRar con il sostegno del Fondo russo per gli investimenti diretti, Rdif. La scorsa settimana gli studi clinici sono passati alla fase finale in cui viene testato su un campione randomizzato di pazienti Covid-19, riporta Al Arabiya.

La fase finale degli studi è iniziata il 21 maggio, coinvolgendo 330 pazienti, si legge in un comunicato ripreso dall’emittente emiratina. I risultati precedenti avevano suggerito che il farmaco non ha effetti collaterali nuovi o non dichiarati in precedenza e ha fatto scendere la temperatura corporea al 68%, dei pazienti a una velocità doppia rispetto ai pazienti che non l’hanno assunto. L’eliminazione completa del coronavirus ha richiesto in media circa quattro giorni con il farmaco, rispetto a circa nove giorni con il trattamento standard.

Maddalena Ingrao