GIAPPONE. Putin, Xi, Modi: le tre anime del multilateralismo anti Trump

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I leader di Russia, India e Cina si sono incontrati in “segreto” a latere del G20 di Osaka. Osaka è il culmine di un lungo processo condotto da Xi e Putin per sedurre Modi in una tabella di integrazione eurasiatica, consolidata nella loro precedente riunione del mese scorso al vertice della Shanghai Cooperation Organization a Bishkek. Ora il blocco Russia-India-Cina, Ric, è in attività; il prossimo incontro è fissato per il Forum economico orientale a Vladivostok in settembre.

Nelle loro osservazioni introduttive, riporta Asia Times, Putin, Xi e Modi hanno chiarito che il Ric consiste nel configurare, secondo le parole di Putin, una «architettura di sicurezza indivisibile» per l’Eurasia. Modi ha sottolineato lo sforzo multilaterale per combattere il cambiamento climatico e si è lamentato che l’economia globale è governata da un dettato “unilaterale”, sottolineando la necessità di una riforma dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Putin ha fatto un passo avanti, insistendo sul fatto che «i nostri paesi sono favorevoli a preservare il sistema di relazioni internazionali, il cui nucleo centrale è la Carta delle Nazioni Unite e lo stato di diritto. Sosteniamo principi importanti delle relazioni interstatali come il rispetto della sovranità e la non ingerenza negli affari interni».

Putin ha chiaramente sottolineato l’interconnessione geopolitica di Onu, Brics, Sco e G20, oltre a «rafforzare l’autorità del WTO» e del Fondo Monetario Internazionale come «esempio di un mondo moderno e giusto multipolare che nega le sanzioni come azioni legittime». Il contrasto Russia-India-Cina con l’amministrazione Trump non avrebbe potuto essere più forte.

Il Brics, così com’era, è morto, vista la sfiducia che sia Putin e Xi hanno verso Jair Bolsonaro, considerato come una risorsa neocoloniale di Trump, accusato di aver venduto a Trump la ricchezza mineraria del Brasile. Xi ha denunciato il protezionismo e ha chiesto un Wto più forte; Putin oltre a denunciare le tendenze “protezionistiche” nel commercio globale, ha chiesto che il commercio bilaterale in valuta nazionale scavalchi il dollaro, rispecchiando un impegno del partenariato strategico Russia-Cina.

Il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov e il capo della Banca Popolare Cinese, Yi Gang, hanno firmato già un accordo per passare al rublo e allo yuan nel commercio bilaterale, a partire dall’energia e dall’agricoltura, e aumentare gli accordi valutari incrociati del 50% nei prossimi anni.

Ci sarà uno sforzo concertato per aggirare sempre più lo Swift, utilizzando il sistema russo per il trasferimento di messaggi finanziari, Spfs, e il sistema di pagamenti interbancari transfrontalieri cinesi, cips.

Prima o poi la Russia e la Cina invoglieranno l’India ad aderire. Mosca intrattiene ottime relazioni bilaterali sia con Pechino che con Nuova Delhi, e sta svolgendo con decisione il ruolo di messaggero privilegiato.

La mini-guerra commerciale contro Nuova Delhi lanciata dall’amministrazione Trump, compresa la perdita dello status commerciale speciale dell’India e la punizione per l’acquisto di sistemi missilistici russi S-400, sta accelerando il processo. L’India, tra l’altro, pagherà gli S-400 in euro. Non ci sono state fughe di notizie di alcun tipo da Russia-India-Cina sull’Iran.

Tommaso dal Passo