GIAPPONE. Nove anni dopo, radioattività alta a Fukushima

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Gli ultimi monitoraggi di Greenpeace Giappone hanno trovato evidenze della nuova contaminazione radioattiva prodotta nel 2019 da due tifoni, Hagibis e Bualoi, che hanno rilasciato cesio radioattivo stoccato nelle foreste della Prefettura di Fukushima, che non sono mai state decontaminate.

Il monitoraggio, condotto tra ottobre e novembre 2019, riassunto nel documento Radioactivity on the move 2020, ha rilevato i livelli di radioattività presenti nella Prefettura di Fukushima. In alcune aree i livelli di radiazione sono aumentati rispetto agli anni precedenti, in altre sono diminuite, e altre aree sono risultate nuovamente contaminate dopo le attività di decontaminazione. Sono stati individuati siti altamente contaminati in varie aree, anche all’interno della città di Fukushima. Questa complessa emergenza, ancora in divenire, contraddice la propaganda del governo del Giappone che continua a spingere per una presunta normalizzazione dell’area, celebrando l’efficacia del suo programma di decontaminazione.

I tifoni Hagibis e Bualoi hanno causato notevoli piogge nell’area e negli ultimi anni gli scienziati hanno messo in guardia sugli effetti delle piogge che, tramite i fiumi, possono aumentare la migrazione della radioattività dalle foreste di montagna. «I risultati del nostro monitoraggio del 2019 dimostrano la natura, complessa e persistente, del processo di nuova contaminazione nelle aree della Prefettura di Fukushima. Le foreste delle aree di montagna della Prefettura, che non sono mai state decontaminate, continueranno a essere una fonte di contaminazione a lungo termine. I dati del nostro monitoraggio smentiscono definitivamente il mito del “ritorno alla norma” nella Prefettura di Fukushima» afferma Kazue Suzuki, di Greenpeace Giappone.

Picchi di radioattività sono stati rilevati in tutte le aree monitorate, comprese le città di Okuma, Naraha (J-Village) e Fukushima. Anche nell’area, recentemente riaperta, di Iitate sono stati rilevati livelli di radiazione significativamente differenti da quelli rilevati da Greenpeace negli ultimi cinque anni: è verosimile che si tratti del movimento di suolo radioattivo causato dalle notevoli piogge del 2019. Quanto alla città di Fukushima, in sole quattro ore, il team di monitoraggio ha rilevato quarantasei picchi di radioattività nei pressi della stazione Centrale: undici di essi superavano l’obiettivo di decontaminazione a lungo termine del governo giapponese (0,23 μSv/h misurato a un metro dal suolo). In un caso la radioattività era 137 volte più elevata dei livelli precedenti il disastro nucleare del 2011. 

Lo scorso dicembre, Greenpeace aveva già pubblicato parte dei risultati di questo monitoraggio, denunciando la presenza di livelli di radioattività fino a 71 µSv/h (microsievert/ora) – ovvero 1.775 volte superiore ai 0,04 µSv/h rilevabili prima dei tre incidenti con fusione del nocciolo – nel sito del J-Village che dovrebbe ospitare la partenza della staffetta olimpica dei Giochi di Tokyo 2020.

Redazione