GIAPPONE. La minaccia di Pyongyang è cresciuta

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L’ultimo Diplomatic Bluebook del ministero degli Esteri nipponico per la prima volta descrive la situazione della Corea del Nord come «una nuova fase di minaccia» con i suoi ripetuti test nucleari e missili.

Il documento annuale sulla diplomazia e sulla situazione internazionale del Giappone è stato presentato ad un incontro del Consiglio dei ministri il 25 aprile dal ministro degli Esteri Fumio Kishida e pubblicato lo stesso giorno, riporta Asahi Shimbun. Per contrastare la minaccia nordcoreana, il Giappone chiederà a Pyongyang di intervenire nel suo programma di armamenti collaborando con gli Stati Uniti, la Corea del Sud, la Cina, la Russia e altri attori e di far rispettare la risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu che proibisce ogni attività nucleare. Per quanto riguarda le relazioni con Seoul, il documento ha indicato come «altamente spiacevole» una statua di una ragazza che simboleggia le “comfort women” coreane installata davanti al consolato generale giapponese nella città meridionale di Busan.

Nel documento si afferma che la statua eretta alla fine dell’anno scorso è in contraddizione con lo spirito di quanto concordato nel dicembre 2015 con la Corea del Sud per risolvere il problema sulle donne coreane forzate ad avere rapporti con i soldati giapponesi. Punto chiave per Tokyo è la rimozione di una statua simile creata nel 2011 da gruppi civili all’esterno dell’ambasciata giapponese a Seoul. Il Giappone inviterà la Corea del Sud a «implementare costantemente quello che è stato concordato», si legge nel Diplomatic Bluebook. Nell’ambito dell’accordo, il Giappone ha elargito 1 miliardo di yuan ad una fondazione creata dalla Corea del Sud per fornire misure di sostegno alle comfort women. Il documento fa riferimento anche ai movimenti che intendono erigere altre statue negli Stati Uniti e altrove, affermando che il Giappone non riconosce come fatti storici, le ricostruzioni secondo  cui le vittime sono state forzatamente arruolate dalle autorità militari e di polizia giapponesi o che centinaia di migliaia di donne sono state vittime o che le donne erano schiave del sesso. La Corea del Sud, riporta poi Japan Times, ha protestato contro la nuova richiesta di sovranità del Giappone su un paio di isole rocciose nel mare del Giappone, che sono sotto controllo da decenni dalla Corea del Sud e hanno chiesto di «cessare immediatamente ogni suo futile tentativo».

Il ministero degli Esteri della Corea del Sud, in una dichiarazione rilasciata dopo l’uscito del Diplomatic Bluebook, ha anche detto che il Giappone «deve rendersi conto che un corretto riconoscimento della storia è il punto di partenza e la condizione necessaria» per le relazioni bilaterali.

Seul afferma che gli isolotti, conosciuti come Dokdo per i sudcoreani e Takeshima per il Giappone, appartengono alla Corea del Sud storicamente, geograficamente e in termini di diritto internazionale. Le due isole e le piccole barriere attorno ad essi hanno una superficie combinata di soli 0,21 kmq e sono equidistanti dalla Penisola coreana e dalla nipponica Honshu.

Corea del Sud e Giappone hanno contestato la proprietà sulle isole fin dagli inizi degli anni Cinquanta, tanto che la Corea del Sud vi ha dislocato un battaglione permanente nel 1954 e Tokyo l’ha accusata di averle occupate illegalmente. La Corea del Sud vi ha dislocato personale di sicurezza, costruito alloggi, un impianto di monitoraggio, un faro e un porto.

Graziella Giangiulio