GIAPPONE. Kankoku del governo per Toshiba

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Il governo giapponese sta prendendo in considerazione di chiedere alla Toshiba Corporation di non vendere il suo business dei semiconduttori ad una società cinese o taiwanese. Secondo quanto riporta Asahi Shimbun, Tokyo non vuole che la tecnologia dei semiconduttori del gigante dell’elettronica nipponico possa cadere nelle mani della Cina in quanto potrebb e mettere a rischio la sicurezza del Giappone.

Il governo sta pensando di fare questa richiesta, sotto forma di un “Kankoku”, cioè di una raccomandazione, basata sulla legge di controllo sullo scambio e commercio estero. Questa legge obbliga le imprese straniere o investitori stranieri a sottoporsi a screening da parte del governo giapponese quando acquistano aziende di semiconduttori giapponesi e di alcune altre categorie di imprese.

Se il governo giudica che la cessione delle attività possa danneggiare la sicurezza del Giappone o il suo ordine pubblico, può sollecitare l’azienda a sospendere la vendita o a cambiare l’acquirente. In casi estremi, il governo può fare un passo avanti e bloccare la vendita.

Nel 2008, il governo ha emanato un simile ordine per la prima volta quando un fondo di investimento britannico aveva cercato di aumentare le sue azioni della società elettrica giapponese Electric Power Development Co., la J-Power. Il governo sostenne che le vendite delle azioni avrebbero potuto danneggiare l’ordine pubblico in Giappone.

Il ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria teme allo stesso modo che le tecnologie dei semiconduttori di Toshiba possano essere portate in Cina, e che quindi la sicurezza del Giappone potrebbe essere minacciata.

Il business dei semiconduttori di Toshiba comprende anche le memorie flash tipo Nand; queste memorie flash sono utilizzati nei centri dati da società e organizzazioni governative giapponesi.

«Se una società straniera che ha acquistato il business dei semiconduttori manipolasse le memorie flash per distruggere i dati, le informazioni riservate potrebbe essere perse», prosegue il giornale.

Il ministero sarebbe preoccupato anche per la società di Taiwan, Hon Hai Precision Industry Co., perché ha molte fabbriche in Cina. Hon Hai ha comprato un altro gigante dell’elettronica giapponese, la Sharp Corp., nel 2016.

Maddalena Ingroia