GIAPPONE. Il soft power di Tokyo cresce nell’area ASEAN

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Il ritorno del primo Ministro malese Mahathir Mohamad al meeting Asean metterà una terza potenza nel quadro orientale: il Giappone, nazione sempre più considerata un partner più affidabile, alla luce della contrapposizione tra Pechino e Washington.

Per i malesi, il Giappone ha sempre una immagine ottima in Malesia e il leader malese, che è stato a lungo vicino al Giappone e ha considerato questo paese come una fonte di ispirazione per il successo economico nel suo paese, ha scelto Tokyo per la sua prima visita all’estero dopo la vittoria nelle elezioni di maggio, riporta Scmp. Durante il viaggio dello scorso giugno, Mahathir ha incontrato il suo omologo giapponese Shinzo Abe, impegnandosi a rafforzare i legami della Malesia con il Giappone. Ha, inoltre, indicato la sua determinazione a ridurre l’indebitamento del paese nei confronti della Cina e ha fatto un passo avanti per maggiori investimenti da parte del Giappone.

Nonostante Washington intenda offrire piani di finanziamento per promuovere lo sviluppo delle infrastrutture, della tecnologia e dell’energia nella regione, il Giappone si sta posizionando come potenza media, affidabile e in crescita. Tokyo ha investito circa 230 miliardi di dollari nella regione dal 2000, circa 75 miliardi di dollari in più rispetto a Pechino.

Il Giappone ha molti investimenti nel sud-est asiatico, con il vantaggio di non voler imporre anche il suo dato culturale, un fatto che è molto apprezzato in ambito Asean, tanto che ora Tokyo potrebbe addiruttura emergere per bilanciare la rivalità tra Cina e America, in maniera da evitare manicheismi geopolitici.

Il favore verso Tokyo non si fermerebbe alla Malesia, anche il Vietnam vedrebbe di buon occhio un ruolo più importante nella regione per il Giappone, considerato uno dei partner più fidati del Vietnam.

Nelle Filippine, dove la promessa di sviluppo economico della Cina non si è ancora concretizzata, il Giappone è stato il più grande sostenitore del programma di infrastrutture di Rodrigo Duterte denominato “Build, Build, Build” e gode di un rating di favore tra i filippini pari a quello degli Stati Uniti. Si tratta di un dato sorprendente, vista la storia del Giappone nelle Filippine, in particolare durante la seconda guerra mondiale.

Unico dato che frenerebbe Tokyo nel pieno dislocamento in questa sua nuova posizione è la sua costituzione pacifista e la mancanza di fiducia strategica che comporta anche della capacità di agire come potenza indipendente.

Anche l’Indonesia cerca un rapporto con il Sol Levante. Giacarta, che ha recentemente concordato con Tokyo di rafforzare la cooperazione marittima in sei delle isole esterne dell’Indonesia, ha proposto al Giappone di sviluppare località turistiche nel suo arcipelago di Natuna. Una proposta che non è partita perché Tokyo non era disposta a investire in progetti che non fossero commercialmente redditizi; un approccio diverso da quello delle imprese statali cinesi che tendono a concentrarsi meno sulle entrate e più sul significato geopolitico dell’investimento.

Antonio Albanese