GIAPPONE. I tabloid alimentano l’odio verso Seul 

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Il giornale giapponese di sinistra Asahi ha pubblicato un editoriale che accusa tutti i tabloid nipponici di ricorrere al razzismo, all’imprecisione e all’iperbole nella copertura della disputa diplomatica in corso tra Giappone e Corea del Sud sulla Seconda guerra mondiale e sul commercio.

Il giornale, pur accogliendo con favore «il dibattito attivo sulla diplomazia giapponese con il suo vicino”», accusa molte riviste tabloid «di creare odio verso la Corea del Sud». Il numero di visitatori sudcoreani in Giappone è crollato del 48 per cento nel mese di agosto rispetto all’anno precedente, riporta Scmp. 

I sudcoreani hanno rappresentato un quarto dei turisti stranieri in Giappone nel 2018, al secondo posto dopo la Cina in termini di numero e di spesa. Ma ora è sceso al terzo posto dopo la Cina e Taiwan, con Hong Kong al quarto posto. La disputa ha persino spinto alcune compagnie aeree a sospendere i servizi di collegamento tra i due paesi. 

Asahi ricorda una serie di titoli delle ultime settimane: Shukan Post all’inizio di questo mese titolava “Addio al nostro vicino di casa fastidioso: perché non abbiamo bisogno della Corea del Sud”; WiLL ha pubblicato un articolo dal titolo “Countdown to South Korea’s disappearance in 202X” che suggerisce che gli attuali problemi economici e politici di Seoul sono i precursori del destino della nazione entro il prossimo decennio. 

Shukan Post ha anche pubblicato un articolo che sosteneva di attingere a ricerche accademiche per concludere che i sudcoreani hanno una patologica incapacità di controllare la propria rabbia. È questo fallimento, ha aggiunto, che è in gran parte a causa del deterioramento delle relazioni tra Seoul e Tokyo.

Asahi li condanna in massa accusandoli di essere razzisti; la pubblicazione di questi articoli ha crearono pochi problemi all’editore da parte die lettori e degli autori.  

Secondo la facoltà di comunicazione della Hokkaido Bunkyo University, molti tabloid giapponesi stanno alimentando il fuoco della disputa, dando ai lettori solo quello che vogliono consumare e quindi scendere nella provocazione.

Il Giappone ha circa 20 importanti settimanali o mensili, più di un quarto dei quali sono conservatori nella loro linea editoriale e alcuni dei quali hanno stretti legami con altri media di destra, in particolare Yomiuri e Sankei Shimbun.

Data la profonda sfiducia che attualmente esiste tra Tokyo e Seoul, sembrerebbe difficile colmare il divario che è emerso.

Ci sono state proposte per degli incontri tra il ministro degli Esteri sudcoreano Kang Kyung-wha e quello giapponese, Toshimitsu Motegi, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York la prossima settimana, anche se è improbabile che entrambi i governi siano disposti a cedere un terreno significativo. 

Asahi ha concluso che il dibattito sulle relazioni del Giappone con i suoi vicini «dovrebbe essere sostenuto da un solido impegno a rifiutare qualsiasi forma di discriminazione».

Se non ci si mette di mezzo la tv spazzatura, come al contrario sta avvenendo.

Antonio Albanese