GIAPPONE. A maggio Tokyo lascia il Sud Sudan

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Il primo ministro Shinzo Abe ha annunciato il 10 marzo che il governo giapponese intende concludere la partecipazione delle Self-Defense Forces alla missione di pace Onu in Sud Sudan alla fine di maggio 2017. Secondo quanto riporta Mainichi Shimbun, Abe ha detto in conferenza stampa: «Poiché il Sud Sudan entra in una nuova fase di costruzione della nazione, abbiamo giudicato che possiamo porre fine agli sforzi di peacekeeping in cui la Sdf è impegnata a Giuba».

Il capo di gabinetto nipponico Yoshihide Suga ha sottolineato poco dopo che il ritiro non è dovuto ad un deterioramento della sicurezza nella zona in cui le truppe stanno lavorando. La legge giapponese permette al personale Sdf di partecipare alle operazioni di mantenimento della pace solo quando viene mantenuto un accordo di cessate il fuoco tra le parti in guerra. La missione è stata estesa a novembre per cinque mesi per continuare il compito principale di costruzione di infrastrutture, ma non vi è stata preoccupazione alcuna per la situazione della sicurezza nel paese.

A febbraio, il Consiglio di sicurezza Onu ha condannato i continui combattimenti in tutto il Sud Sudan e ha invitato tutte le parti a cessare le ostilità. Ha inoltre espresso la preoccupazione che il governo del paese stia «ostacolando la capacità della missione Onu» di effettuare l’operazione di mantenimento della pace prevista.

Anche se la Costituzione prevede la rinuncia alla guerra del Giappone e impone severe restrizioni sull’uso della forza da parte della Sdf, la nuova e controversa legislazione sulla sicurezza che è entrata in vigore lo scorso anno ha ampliato il ruolo delle forze armate, anche in missioni di pace all’estero.

Sulla base di questo, il governo decise nel mese di novembre 2016 di assegnare al personale Sdf un ruolo aggiuntivo di aiuto al personale Onu in caso di attacco, aprendo io dibattito politico sul clima di sicurezza in Sud Sudan.

Il ministero della Difesa è stato sotto il fuoco parlamentare il mese scorso per la sua gestione dei registri delle attività quotidiane della truppa risalenti a luglio 2016, quando in uno scontro tra le forze governative del Sud Sudan e i ribelli, scoppiato a Juba, sono rimaste uccise più di 270 persone.

In risposta alla richiesta fatta ad ottobre 2016 di render repubbliche le informazioni, il Ministero aveva detto che i registri erano stati eliminati a dicembre scatenando le polemiche, tanto che a gennaio 2017 la Difesa ha detto che aveva mantenuto copie digitali.
Per i partiti di opposizione, il ministero stava cercando di nascondere il deterioramento delle condizioni di Juba.

Antonio Albanese