GERMANIA. Spionaggio iraniano anti israeliano a Berlino

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Pochi giorni fa, l’ufficio del procuratore federale tedesco ha fatto eseguire una serie di perquisizioni nelle case di presunti agenti iraniani. Ora viene fuori il motivo: si dice che fossero spie e che abbiano studiato le istituzioni ebraiche in Germania, riporta Die Welt.

Le recenti perquisizioni nelle case di presunte spie iraniane in Germania sono avvenute in relazione alle loro attività contro istituzioni ebraiche di Berlino.

La testata tedesca, citano fonti di intelligence, i rapporti di potenziali bersagli spiati, fornendo come fonte l’autorevole American Jewish Committee, Ajc.

Una comunità ebraica ortodossa su Alexanderplatz e i suoi rabbini sono stati monitorati dagli agenti di Teheran, secondo gli investigatori; oltre a loro, altri bersagli nella lista dell’intelligence iraniana sarebbero stati la palestra ebraica e il club sportivo Maccabi.

Ajc avrebbe chiesto l’espulsione dell’ambasciatore iraniano. Ali Majedia. Majedia era già stato convocato dal ministero degli Esteri due giorni prima della vigilia di Natale e aveva chiesto di potersi consultare con Teheran proprio per la sospensione immediata dello spionaggio diretto contro gli interessi tedeschi. 

Il presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania, Josef Schuster, ha commentato: «Questa azione non deve rimanere impunita». Lo stato iraniano non può essere un partner per il governo tedesco alla luce di queste operazioni di spionaggio. Per quanto riguarda i governanti di Teheran, la Germania non dovrebbe mettere gli interessi economici davanti alla sicurezza interna del paese. L’ufficio del procuratore federale ha ordinato in diversi stati federali le perquisizioni in case e uffici di dieci presunti agenti iraniani. Si dice che gli imputati facessero parte di «una unità di intelligence riconducibile all’Iran» che monitorava istituzioni e persone in Germania.

Ma, questo, non è il solo caso che vede contrapposte Berlino e Teheran. L’11 gennaio si è scoperto che l’ex capo della giustizia iraniano, l’ayatollah Mahmoud Shahrudi, aveva lasciato la Germania in fretta, prima che l’ufficio del procuratore federale che si occupava del suo caso avesse preso una decisione sul fatto che il 69enne dovesse essere arrestato. Shahrudi è accusato dalle organizzazioni per i diritti umani, ai suoi tempi come il più alto giudice iraniano ad aver emesso sentenze ritenute ingiuste contro minori, omosessuali e vittime di stupro; avrebbe firmato almeno 2000 condanne a morte. Shahrudi era a capo della giustizia ufficiale dal 1999 al 2009, ed era regolarmente entrato in Germania per curare un tumore al cervello.

Anna Lotti