Germania, shale gas per l’Energiewende

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GERMANIA – Berlino. 29/12/2013. La Germania negli ultimi anni ha notevolmente incrementato la quota di elettricità prodotta da fonti rinnovabili ed è considerata, ad oggi, leader mondiale nelle tecnologie che sfruttano le FER.

 

Nel 2010 il governo tedesco ha avviato l’Energiewende, o “transizione energetica” con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 80-90%, incrementare la quota di energie rinnovabili al 60% e aumentare l’efficienza di energia elettrica fino al 50% entro il 2050. Tale svolta energetica prevede anche una progressiva denuclearizzazione, accelerata dal disastro di Fukushima del 2011. Già dal 2000, però, in Germania sono stata varate norme che facilitano gli investimenti in sistemi di energia rinnovabile per imprese e privati cittadini e permettono agli stessi di vendere l’energia prodotta in eccesso ad un prezzo conveniente.

L’Energiewende si è dimostrata sicuramente un successo, in quanto in Germania la quota di elettricità generata da fonti rinnovabili nel primo semestre del 2012 è cresciuta di oltre il 25%. D’altro canto, però, la “transizione energetica” è stata oggetto di aspre critiche, poiché ha portato a considerevoli aumenti del prezzo dell’energia e ad un incremento dell’1,5% delle emissioni di gas serra. 

Attualmente in Germania i costi dell’energia sono tra i più alti d’Europa. Un numero sempre crescente di tedeschi, perciò, non può permettersi di pagare le bollette e pochi hanno le risorse finanziarie per acquistare componenti e moduli per il risparmio energetico. Secondo la Federazione delle Industrie Tedesche (BDI) Berlino deve riformare il sistema di sovvenzioni alle rinnovabili, agevolare gli investimenti in siti, offshore ad esempio, in cui lo sfruttamento dell’energia è più conveniente ed evitare, così, una perdita di competitività dell’intero sistema paese.

A causa del processo di denuclearizzazione, inoltre, nei primi tre mesi del 2013 si è avuto un incremento del 5% della produzione di energia elettrica derivante dalla combustione del carbone e, secondo i dati del think tank tedesco Fraunhofer Institute, la quota di quest’ultimo nel mix energetico nei prossimi anni potrebbe aumentare di oltre il 50%. Allo stesso tempo la produzione di energia elettrica da centrali a gas è scesa del 18%. 

Dal momento che le centrali a gas sono più adatte di quelle carbone per la produzione fluttuante di energia e producono meno emissioni, lo sviluppo del gas di scisto in Germania potrebbe favorire l’Energiewende. Anche la Commissione europea ha evidenziato, nella sua Roadmap 2050 per l’energia, che il gas sarà fondamentale per la trasformazione del sistema energetico e che la sostituzione del carbone e del petrolio con il gas nel breve e medio termine concorrerebbe a ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

Sembra chiaro, dunque, che qualcosa dovrà cambiare nella politica energetica della Germania ed in particolare nella promozione delle energie rinnovabili. Lo sviluppo del gas di scisto potrebbe contribuire a realizzare la “transizione energetica”, ad abbattere le emissioni nocive per l’ambiente ed a rilanciare quei settori industriali fortemente energivori.