Foreign Fighters di Germania

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ITALIA – Roma 21/01/2015. Sono circa 600 i musulmani tedeschi che hanno viaggiato in Siria da quando è scoppiata la guerra nel 2011.

Secondo Hans Georg Maassen, capo del servizio tedesco di intelligence nazionale, 60 persone provenienti dalla Germania sono state uccise in Siria e in Iraq fino ad oggi; mentre circa 180 sono tornati. Secondo un articolo comparso sull’ultimo numero della rivista del Centro antiterrorismo di West Point, Sentinel, il numero di tedeschi in Siria è aumentato in maniera massiccia negli ultimi due anni.
Questo incremento sarebbe basato almeno in parte sulla attività di ex membri dell’organizzazione salafita-jihadista, oggi fuori legge, Millatu Ibrahim (la Religione di Abramo), nerbo degli attivisti combattenti tedeschi in Siria, tanto che si ritiene che molte persone già vicine a Millatu Ibrahim oggi sono parte dello Stato Islamico. Nei primi Mujatweeet ben due sono in tedesco per un pubblico di tedeschi. Al-Ghurb e al-Hayat hanno prodotto anche alcune delle loro pubblicazioni in tedesco, compreso il primo numero della rivista Dabiq.
Secondo quanto uscito nell’estate del 2014, i tedeschi in Siria hanno creato la propria brigata all’interno dello Stato Islamico. Dei 600 tedeschi, l’analisi del Sentinel considera 378 casi: la maggior sono uomini, 89 per cento; l’età media è di 26,5 anni e circa due terzi sono più giovani di 26 anni. Quasi due terzi sono nati e cresciuti in Germania; la metà sono sposati, e 104 hanno bambini; 33 sono le donne che viaggiano in Siria che sono in media di tre anni più giovani degli uomini. Ci sono prove, poi, che alcune famiglie hanno portato i figli con loro in Siria. Su 378 persone, 249 avevano precedenti penali prima della conversione; per quanto riguarda il processo di radicalizzazione, il 72 per cento aveva qualche connessione con il gruppo salafita all’inizio della processo di radicalizzazione. Sul ruolo di Internet, il ruolo della rete nella radicalizzazione è presente solo in 13 casi. La percentuale di persone per le quali i contatti sociali “offline” non hanno svolto nessun ruolo è scesa al 3 per cento. Per il Sentinel, «l’autoradicalizzazione da internet è un’ipotesi compromessa dai risultati». Nei fatti, le persone sono state influenzate dai gruppi salafiti pubblicamente o sono state “notate” dai servizi di sicurezza. La durata del processo di radicalizzazione è durata meno di 12 mesi: tre mesi o meno tra radicalizzazione e viaggio in Siria. La motivazione del viaggio in Siria è apparentemente legata a motivi jihadisti e “combattenti”; mentre circa la metà delle persone tornate, 120 sono ancora attive nella scena estremista.