GERMANIA. Ankara espelle due giornalisti tedeschi

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Due corrispondenti tedeschi il 10 marzo sono stati costretti a lasciare la Turchia dopo che Ankara ha rifiutato di rinnovare il loro accreditamento, una mossa definita da Berlino come “inaccettabile”. Jorg Brase, capo dell’ufficio di Istanbul per la televisione pubblica Zdf, e Thomas Seibert, del quotidiano Tagesspiegel, si sono visti di fatto respingere le loro richieste di accreditamento stampa dal governo turco per motivi sconosciuti.

Secondo quanto riprova Afp, gli è stato detto che dovevano lasciare la Turchia entro 10 giorni. Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha twittato sabato scorso che era “inaccettabile” che i giornalisti tedeschi non potessero fare «liberamente il loro lavoro» in Turchia. Ha poi detto a Tagesspiegel che era «incompatibile con la nostra concezione della libertà di stampa».

In una conferenza stampa a Istanbul, tenutasi prima di lasciare la Turchia, Brase e Seibert hanno accusato Ankara di voler “mettere a tacere” i media internazionali: «Il governo turco è riuscito a far tacere più o meno i media nazionali, e ora stanno cercando di farlo con i media internazionali», ha detto Brase. «Quello che faremo sicuramente  è (…) continuare a riferire sulle questioni turche, ma purtroppo lo faremo fuori dalla Turchia». Seibert ha detto di essere stato accreditato come corrispondente in Turchia dal 1997.

Le relazioni tra Berlino e Ankara erano rimaste tese dopo il fallito colpo di stato del 2016 e l’arresto da parte delle autorità turche di decine di migliaia di persone, compresi dei tedeschi.  Ma dopo il rilascio di cittadini tedeschi, tra cui il giornalista turco-tedesco Deniz Yucel e il giornalista Mesale Tolu, le relazioni erano migliorate. Circa 40 giornalisti stranieri in Turchia, tra cui il resto dei giornalisti tedeschi, sono ancora in attesa di accreditamento.

Il ministero degli Esteri tedesco ha aggiornato i suoi consigli sui viaggi in Turchia, dicendo che c’era il rischio che il governo turco potesse «prendere ulteriori misure contro i rappresentanti dei media tedeschi o delle istituzioni della società civile».

Tommaso dal Passo