Moda trendy a Gaza

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STRISCIA DI GAZA – Gaza 03/11/2013. A Gaza, nonostante l’embargo, tra i giovani, impazza il vintage di grandi marchi come Levi’s, Adidas e così via.

La merce viene “importata” da Israele per la gran parte, ci informa al Monitor, e la maggior parte delle marche sono israeliane, appunto, assieme ad alcuni brand statunitensi ed europei. I prezzi vanno da un dollaro a 10 dollari, per marchi originali vintage. I prezzi sono lievitati dall’inizio dell’embargo posto da Israele nel 2007 e dopo che le esportazioni verso Gaza erano cessate, fatto che è durato fino al 2010. Riprese le esportazioni, i commercianti di Gaza hanno dovuto adeguarsi a prezzi più alti.

L’instabilità dei confini ha sempre influenzato il commercio a Gaza. Nel 2007, prima che venissero scavati i tunnel sotto il confine con l’Egitto, Gaza aveva subito un forte calo nelle importazioni di abbigliamento, così come di altri beni. Quando i tunnel divennero operativi, i contrabbandieri di abiti egiziani non soddisfacevano i gusti dei palestinesi. Grazie alla diffusione delle soap opera turche nel Medio Oriente, la moda turca è diventata un must: le merci turche sono attualmente di tendenza, le più popolari, nonostante i prezzi, si trova sempre chi possa comprare. Spesso è più facile trovare imitazioni di alta qualità che capi originali perché gli originali non riescono ad esntrare a Gaza. Nonostante la domanda di marchi internazionali, nessun grande rivenditore si arrischia ad oggi di aprire un punto vendita a Gaza data la cronica instabilità politica e di sicurezza. Inoltre, alcuni palestinesi considerano ancora immorale l’acquisto di marchi americani e israeliani vista l’occupazione israeliana.

Ultimo esempio il marchio di abbigliamento israeliano “Fox” che era pronto ad aprire un negozio a Ramallah ma le proteste sui social media, con le richieste di boicottaggio delel merci israeliane hano fatto desistere la società titolare del marchio. Ma, anche se le etichette israeliane non hanno punti vendita a Gaza, i negozi che li vendono sono tra i più popolari, riporta alo Monitor; secondo i consumatori, i prodotti israeliani sono considerati i migliori a Gaza, tranne che per coloro che praticano il boicottaggio.

Oltre all’imposta elevata (14,5 %), che i rivenditori devono pagare rifacendosi sui beni, affittare un negozio a Gaza può costare più di 5.000 dollari l’anno e questo fatto non fa altro che innalzare il prezzo finale. Il mercato, soprattutto quello giovanile, comunque, è molto sensibile e interessato ai trend che vengono dal’altra sponda del Mediterraneo.