Gaza: quanto durerà la tregua?

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ITALIA – Roma 29/08/2014. Un accordo di cessate il fuoco tra Hamas e Israele è stato raggiunto e sta reggendo.

Chi è il vincitore? Tra i due contendenti a vincere è solo il popolo perché dopo gli oltre 2100 morti di cui 500 sarebbero bambini, le prime stime dell’ONU indicano che siano state danneggiate oltre 17mila abitazioni e che 100mila palestinesi siano senza tetto. La tregua che segue ai 50 giorni di conflitto non può trovare piena soddisfazione da parte di nessuno dei due. Entrambe le parti affermano conquiste, ma restano evidenti i principali punti di perdita. Il primario obiettivo di Israele della smilitarizzazione di Gaza non è stato raggiunto, Hamas mantiene il controllo di Gaza e una parte del suo arsenale militare è rimasta intatta, anche se da parte israeliana si parla invece di un notevole impoverimento degli stessi e della quasi totale distruzione dei loro tunnel di attacco. Inoltre le richieste di Hamas di rimuovere le chiusure dei confini alzati del 2007 non sono stati rispettati. Quello che si è ottenuto invece è l’allentamento del blocco della striscia che consentirà il passaggio di materiale umanitario e per iniziare la ricostruzione. Israele non ha rivendicato la vittoria, mentre a Gaza ci sono state celebrazioni che hanno portato il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, a dichiarare: «Oggi dichiariamo la vittoria della resistenza, oggi dichiariamo la vittoria di Gaza».
I commenti e i dati sembrano dare ragione ad Hamas infatti l’analista del Medio Oriente James Dorsey ha dichiarato ad Al Arabiya News che «nel breve termine, Hamas ha vinto più punti di Israele in termini di forzare un dibattito su Israele, sulla sua strategia militare e di intelligence; si sono create delle fratture sulla posizione internazionale di Israele e sulle sue relazioni con alcuni alleati chiave come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, che ha ripristinato la determinazione palestinese, mantenendo un grado di unità molto stabile che ha rifiutato i termini israeliani per i negoziati. Inoltre l’uso indiscriminato della forza devastante di Israele sarà discussa e la sua legalità potrebbe finire per essere esaminata all’Aja, ma il risultato sembra dire che abbia raggiunto alcuni dei suoi obiettivi. In ogni caso Hamas è stata in qualche modo costretta ad accettare un accordo, che non differisce molto dalla prima proposta egiziana di cessate il fuoco proposto a metà luglio, a causa della disperazione degli abitanti di Gaza che non erano più in grado di continuare una situazione di attacchi e di embargo». Particolarmente interessante è stata la protesta minimale nel mondo arabo, dove Hamas soffre di associazione con i gruppi islamisti sempre più emarginati e temuti intorno gran parte della regione.
Intanto gli israeliani accusano Hamas di nascondersi tra i civili, e questo avrebbe causato la morte di tanti innocenti. La mancata accettazione, nel mese di maggio, di un “governo di unità nazionale” palestinese tecnocratico che è stata sostenuta da Hamas e dal gruppo di al-Fatah moderato, che gestisce l’Autorità palestinese e le sue enclavi autonome in Cisgiordania avrebbe in qualche modo scatenato questo conflitto. Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha detto che il governo debba continuare gli sforzi di pace, mentre Netanyahu ha lanciato una campagna diplomatica contro Abbas per il suo allineamento con quelli che lui definisce terroristi. La dubbia uccisione dei tre ragazzi ebrei in Cisgiordania, ha dato poi inizio alle violenze. Ora Israele sembrerebbe più propenso ad accettare il governo di unità nazionale. Probabilmente avere l’Autorità palestinese a Gaza, per il controllo delle frontiere, la gestione dei progetti di aiuto di ricostruzione e per tenere meglio sotto controllo di Hamas sembra ora una soluzione più plausibile.
Le prospettive di un accordo duraturo che possa mettere i due stati in regime di parità, con il ritiro da parte israeliana dai territori occupati, l’accettazione del riconoscimento da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2012, di uno “stato di Palestina” in tutta Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme est allo stato attuale pare di impossibile realizzazione. Il tavolo dei negoziati intanto è sospeso e se pare impossibile la prima soluzione certo lo è molto meno quella di realizzare uno stato unico su tutto il territorio della Terra Santa, in cui arabi ed ebrei sarebbero cittadini uguali, perché andrebbe definitivamente a spegnere il sogno sionista di un focolare nazionale certo ed esclusivo. L’intervento della comunità internazionale dovrebbe essere certa ed immediata per evitare la ripresa degli scontri e soprattutto per non doversi chiedere quanto durerà stavolta la tregua?