Altai: il gasdotto della discordia

29

TURKMENISTAN – Ashgabat. 08/06/14. Il 21 maggio la Cina e la Russia hanno firmato un accordo storico sulla fornitura di gas da Mosca a Pechino. Dopo 10 anni è arrivata la sigla, firma aiutata di quanto sta succedendo in Europa e delle sanzioni imposte ai cittadini russi da parte degli USA.

Si tratta di 400 miliardi di dollari per 30 anni per una fornitura annua di 38milioni di metri cubi. E se tutti a Mosca sono con il bicchiere mezzo pieno, ora bisogna trovare i soldi per fare arrivare il gas a Pechino. Il Turkmenistan osserva il suo bicchiere mezzo vuoto. Sì perché Asghabat è la quarta repubblica centroasiatica per riserve di gas e fino ad oggi era uno dei principali fornitori di gas alla Cina.

Mosca non ha impedito la vendita di importanti volumi di gas alla Cina da parte di Ashgabat. Ma ora “Gazprom” potrebbe vedere il Turkmenistan come fumo negli occhi. Fino ad ora il problema non si poneva perché Gazprom vendeva il 58% dei prodotti alla UE alla Turchia il 37% e quindi rimanevano poche risorse per l’Oriente.
Recentemente, si legge su cronache del Turkmenistan, che un partner della società di consulenza indipendente «RusEnergy» Michael Krutikhin, ha affermato: «Il 23 ottobre 2012, in una riunione della commissione presidenziale sul carburante e settore energetico (Energy), Putin ha riconosciuto che la Russia sta perdendo nicchie significative di mercato a causa della rivoluzione shale gas negli Stati Uniti, la liberalizzazione del mercato del gas in Europa e l’emergere di nuovi produttori di gas naturale liquefatto. Egli ha poi chiamato anche “Gazprom” per accelerare lo sviluppo dei progetti orientali. La creazione del mercato asiatico per il gas russo è diventato un obiettivo geopolitico per il presidente russo – soprattutto in considerazione del deterioramento delle relazioni tra Mosca e l’Occidente» (vedi Carnegie Moscow Center). Secondo gli analisti indipendenti il Turkmenistan non rischia nulla in quanto la sua fornitura di gas alla Cina è di 65 miliardi di metri cubi annui contro i 38 della Russia. Rimarrebbe quindi il primo operatore per la Cina. Il gas esportato da Asghabat ammonta a 17,7 miliardi di metri cubi. Diversa sarà la posizione russa quando il gasdotto “Altai”, sarà operativo. Per Mosca la costruzione del gasdotto Altai è necessario a fini geopolitici, per dimostrare all’Europa che può cambiare le sue esportazioni verso Oriente e non ha più paura di sanzioni e isolamento dall’Occidente. Così Putin ha subito iniziato a parlare del gasdotto “Altai”. Ma la Cina non è disponibile a finanziare il progetto.
La Cina alla fine riesce ad avere dall’Asia Centrale 100 miliardi di metri cubi di gas: 65 miliardi di metri cubi dal Turkmenistan, 25 dell’Uzbekistan, 10 dal Kazakistan. «Ad oggi, la Cina ha costruito una sola pipeline (West – East Gas Pipeline 2) per fornire il gas dal Turkmenistan e completa un altro (West – East 3), che sarà pronto nel 2015. I gasdotti possono pompare dalle repubbliche dell’Asia centrale fino a 60 miliardi di metri cubi metri cubi di gas all’anno (30 miliardi di metri cubi ciascuno). Presumibilmente, entro il 2020 la Cina costruirà la Est-Ovest 4 e 5. Ma la Russia non intende utilizzare la struttura, in quanto ci possono essere ritardi nella fornitura di gas attraverso l’Uzbekistan e il Kazakistan. Ecco perché il presidente Putin punta su Altai, vuole una linea di consegna del gas diretta. Solo se Altai verrà costruito il Turkmenistan dovrà cominciare a preoccuparsi per la concorrenza russa. Anche perché la Cina nel tempo ha intenzione di sostituire il suo carbone con il gas shale di propria produzione. Secondo gli analisti più che con il Turkmenistan la Russia entrerà in competizioni con le altre repubbliche del Centro Asia. Gazprom “si concentrerà sull’uso efficace delle riserve ovest della Siberia per l’esportazione verso la Cina. Dato che la distanza tra i giacimenti di gas esistenti in Siberia occidentale e la Cina zona di confine dello Xinjiang è di 2000 km., “Gazprom” può accelerare la costruzione di un gasdotto in tutta la regione di Tomsk, che si trova lungo il percorso dei giacimenti di gas Altai, attraverso i giacimenti di gas della Siberia occidentale. L’unico a guadagnarci in questa sfida è la Cina che potrà contrattare i prezzi.