GAMBIA. Barrow scampa ad un attentato

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Si è appena insediato ed è stato subito minacciato Adama Barrow, nuovo presidente del Gambia. Il nuovo presidente è sfuggito a un attentato il 10 febbraio, riporta Koaci; l’aggressore, Babacar Ndiaye, è un ex membro della guardia di Yaya Jammeh.

L’uomo è stato arrestato dagli uomini dell’Ecowas, presso la Grande Moschea a Banjul in cui il nuovo presidente del Gambia pregava.

Secondo quanto riportato, l’uomo era tra i fedeli e aveva con sé una pistola e faceva parte de “Junglers”, il temibile squadrone della morte creato da Yahya Jammeh.

Dopo l’arresto è stato consegnato alle forze di polizia del Gambia.

Inoltre, il quotidiano Les Echos, ha scritto che Ndiaye avrebbe confessato di essere stato mandato per attentare alla vita del presidente Barrow.

Il giornale ha detto che prima di andare alla Grande Moschea, Ndiaye aveva cercato di incontrare il suo bersaglio, ma la presidenza del Gambia non aveva risposto alla sua richiesta di audizione.

Il tentativo di omicidio è stato fermato dalle truppe dell’Ecowas, da poco confermate nel paese per altri tre mesi e arrivano a pochi giorni dall’arresto dell’ex ministro dell’Interno gambiano, Ousman Sonko, in Svizzera.
La polizia svizzera ha fermato e arrestato Sonko a Berna lo scorso gennaio dopo una denuncia internazionale, presentata da Trial International, nei suoi confronti che lo accusava di aggressioni gravi, coercizione e sequestro di persona. Per la Procura federale svizzera non sono esclusi i reati di crimini contro l’umanità.

Yahya Jammeh, che ha perso le elezioni presidenziali a dicembre 2016, vinte dal nuovo presidente Adama Barrow, rientrato nel paese dalla Guinea Equatoriale a gennaio, ha negato le accuse di torture e omicidio degli avversari durante i suoi 22 anni di potere. Jammeh, inoltre, si era rifiutato di riconoscere la sconfitta gettando il paese sull’orlo del baratro.

Durante il suo dominio, iniziato nel 1994, il Gambia ha visto ogni anno migliaia di persone in fuga attraverso il Sahara e il Mediterraneo verso l’Europa.

Maddalena Ingroia