Gianna e il Freccia

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AFGHANISTAN – Shindand 30/12/2103. Durante una delle uscita in pattuglia prendiamo confidenza anche con i mezzi dell’esercito italiano che destano la nostra curiosità, uno di questi è il “Freccia” un veicolo blindato per trasporto truppe.

È stato il primo veicolo digitalizzato dell’Esercito, è capace di muovere 11 uomini completamente equipaggiati: 1 pilota, due operatori in torre e 8 fanti; è armato con una mg 7.62 coassiale e un mg contraerei al posto del capo carro. Subito dopo il briefing di preparazione di uscita vediamo una ragazza minuta prendere posto nella botola di pilotaggio di questo grande mezzo, al rientro la fermiamo, si chiama Gianna Spadino e si emoziona più a parlare con noi che a condurre 28 tonnellate di metallo. Appartiene alla 39^ compagnia del 7° Reggimento bersaglieri di Altamura. Ci racconta che il ruolo le è stato suggerito all’interno della caserma per ragioni di necessità, ma è molto soddisfatta della scelta, si trova bene con i colleghi e nonostante il numero delle donne che scelgono questa carriera sia molto limitato lei si sente assolutamente a suo agio. «Mi piace pilotare il Freccia e non ho nessuna difficoltà, il lavoro è fatto di incarichi specifici all’interno del mezzo ed io eseguo il mio; ho inoltre un ottimo rapporto con i colleghi, ci siamo amalgamati bene».

Non ci sono aree riservate o agevolazioni per i componenti di sesso femminile, la vita è la stessa e i locali sono gli stessi, ognuno deve eseguire il suo lavoro nel migliore dei modi.

L’addestramento per poter partecipare alla missione in Afghanistan è stato molto impegnativo ci dice, ma poi sorride e aggiunge: «La scelta è semplice quando la si fa con consapevolezza. Tutto può essere superato con facilità se ci si addestra con serietà e ci si allena con costanza. Questa missione non è semplice è necessario affrontarla con la corretta preparazione» racconta con una voce delicata che sembra stonare con la forza e la determinazione con la quale qualche ora prima l’abbiamo vista arrampicarsi e prendere posizione dentro il mezzo. È alla sua prima esperienza all’estero, ma in questo teatro operativo abbastanza complesso riesce a svolgere le sue mansioni senza stress, ormai sono passati tre mesi dal suo arrivo ed ha acquisito sufficiente dimestichezza con il territorio per operare con la necessaria professionalità. 

Gianna ha 32 anni non è sposata ha lasciato Potenza, la sua città natale, per seguire il suo lavoro: «In generale mi piace guidare e anche se questo mezzo è grande non mi crea problemi. Ha molti componenti elettronici e poi quando si devono fare manovre particolari o parcheggiare non si è mai soli. L’unica difficoltà può essere dal terreno disconnesso o fangoso, essendo un mezzo ruotato».

Tra i suoi maggiori sostenitori ci sono i suoi genitori «Sono orgogliosi e fieri di avere una figlia che fa parte dell’Esercito italiano» ci dice, poi continua «Ho più difficoltà forse a farlo comprendere alle altre persone perché per chi sta a casa pare strano che io possa pilotare questi blindati, fa un certo effetto mi chiedono continuamente di vedere le foto (…) Sono curiosi perché pare strano che io possa manovrare questa enorme macchina! Per quanto mi riguarda io amo il mio lavoro (…) la passione mi ha condotta fin qui». Le chiediamo curiosamente se è sposata o fidanzata: «Penso che se dovessi decidere di sposarmi potrei farlo solo con un militare, perché mi rendo conto che accettare questa mia scelta non è facile (…) non so se un civile comprenderebbe (…) sto sempre fuori (…)». Nel dirci queste frasi fa delle pause e comprendiamo che non deve essere semplice fare scelte così radicali, anche se l’Italia ha già da tempo aperto i concorsi nelle Forze Armate alle donne e queste hanno ormai accesso a tutti i ruoli destano ancora molta curiosità. Dagli occhi di Gianna traspare però concretezza e non ci sono ripensamenti e chiude l’intervista dicendo «Questa è la mia vita, la mia scelta e la passione; si tratta di un sogno che si sta realizzando e potere partecipare a questa missione mi ha dato la consapevolezza che ho intrapreso la strada giusta».